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13 giugno 2006

Il sistema scolastico americano

Il sistema scolastico Americano è caratterizzato da quattro stadi di apprendimento legati alla varie fasi dell’età. Il sistema scolastico Americano è caratterizzato da quattro stadi di apprendimento legati alla varie fasi dell’età. La preparazione inizia con la nursery (ovvero il nostro asilo) per passare alle scuole di preparazione di base (elementari) fino all’ultimo stadio rappresentato dall’High School (medie e superiori). La preparazione scolastica fin dall’infanzia è mirata all’acquisizione di conoscenze pratiche, tali da preparare l’alunno al mondo del lavoro. Nelle High School l’intero sistema di valutazione è essenzialmente legato all’acquisizione di conoscenze tecniche, per tale motivo non esistono interrogazioni orali, il tutto si riduce a Test attitudinali di tipo nozionistico che tendono a sviluppare più gli aspetti pratici del sapere piuttosto che quelli critici (cosa ammessa apertamente dalle istituzioni Statunitensi). Ogni Stato gestisce autonomamente il settore formativo, ampia autonomia è data alla formazione privata che trova la sua massima espressione nel sistema universitario. Negli Stati Uniti, circa l’80% delle Università è gestita da Fondazioni, Aziende o singoli privati, la tradizionale Laurea ha forti legami con l’ateneo di provenienza. Il sistema è prettamente classista, caratterizzato da atenei privati la cui autorevolezza è direttamente proporzionale alla retta annua. Per far fonte agli evidenti limiti imposti da tale sistema verso le classi meno abbienti, sono previste delle facilitazioni economiche per gli studenti bisognosi, non solo dalle università statali, ma anche da quelle private, ovviamente legati a parametri meritocratici che determinano l’assegnazione di Borse di Studio. Nel complesso il sistema si dimostra essere efficientemente legato alle esigenze produttive della società meno a quelle del singolo studente che, per evidenti limiti imposti da questo tipo di organizzazione, difficilmente trova una piena formazione legata a conoscenze di materie prettamente culturali che, invece, vengono rilegate a corsi pomeridiani (Arte, Musica, Latino, Filosofia.). Lo stesso discorso vale per le Fondazioni Universitarie, i lati positivi sono evidenti sotto un punto di vista di esigenze lavorative, è difficile che alla fine del percorso scolastico non si sia già avuta qualche esperienza sul campo ,basti pensare che facoltà come Legge, svolgono gran parte delle proprie lezioni nei Tribunali mentre in Italia, molti studenti di Giurisprudenza i Tribunali non sanno nemmeno dove si trovano!. Il lato negativo è legato invece ad una concezione scolastica che noi Europei abbiamo sviluppato in modo diverso, più legata alla formazione critica dell’individuo che mantenga viva le tradizioni storiche e che nello stesso tempo tenga presente anche le esigenze delle classi maggiormente bisognose, cosa che, invece, negli Stati Uniti manca. Da un lato esiste un sistema Statunitense molto selettivo (anche nella appartenenza sociale) e nello stesso tempo pratico, dall’altro, noi Europei, siamo più legati alla tradizione antica e forse colpevolmente un po’ fuori, specie in Italia, dalle esigenze produttive che vengono spesso considerate con sufficienza negli ambienti universitari. Diceva Aristotele “Medium est virtus” e probabilmente questa è la realtà, ad ogni modo è inutile cercare paragoni oppure fare ipotetiche classifiche internazionali sulla qualità delle Università, l’anno scorso fu pubblicato un elenco dove si classificavano in ordine di efficienza i migliori 500 atenei al mondo, l’Italia ne usciva in condizioni a dir poco imbarazzanti con la prima classificata “la Sapienza” in 70esima posizione, seguita a centinaia di posizioni di distanza da Bologna, Pisa, Milano Statale e la Federico II (Napoli). L’attendibilità di queste ricerche lascia il tempo che trova, anche perché non si spiegherebbe come mai, le nostre bistrattate università sfornino professionisti apprezzati in tutto il mondo.

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