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19 giugno 2006

Università e riforme: niente scossoni all’orizzonte

Almeno per il prossimo anno accademico, negli atenei italiani rimarrà ancora un po’ di Moratti.
Il neo ministro dell’Università e d

Almeno per il prossimo anno accademico, negli atenei italiani rimarrà ancora un po’ di Moratti.
Il neo ministro dell’Università e della ricerca, Fabio Mussi, ha infatti dichiarato che nei suoi programmi non c’è ancora una nuova riforma. Il sistema italiano “non riuscirebbe a sopportarla” è stata la motivazione rilasciata dal ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione, Luigi Nicolais.
Mussi è comunque intervenuto sul testo della riforma cancellando alcuni decreti. Il primo provvedimento ha eliminato gli indicatori “quali-quantitativi”, stabiliti dalla legge Moratti per l’attuazione dei programmi e la ripartizione dei fondi. Uno dei principali indicatori riguardava la produttività, valutata in base al numero degli studenti in corso. Questa misura era presente già nella precedente riforma, firmata Berlinguer, sul 3+2. L’introduzione del contestatissimo nuovo ordinamento era stato varato proprio per smaltire gli studenti universitari fuori corso. L’obiettivo dell’intervento di Mussi è di evitare il ripetersi delle polemiche, riguardanti corsi di studi ed esami facilitati dagli atenei per garantirsi i finanziamenti.
Il secondo provvedimento ha preso di mira invece l’attuazione dei nuovi cicli di studio ad Y, (1+2+2), pronti ad entrare in vigore già dal prossimo settembre. Per il momento questa parte della legge rimarrà congelata. Alcuni atenei avrebbero infatti rischiato di dover gestire in un unico anno, le tre tipologie di corsi: le lauree magistrali pre-Berlinguer, il 3+2 e il cosiddetto nuovissimo ordinamento. Il ministro non ha escluso un suo ripescaggio per gli anni a seguire, ma ha comunque indicato una correzione: il diritto a completare i cinque anni di studio anche per chi, come scelta iniziale, dovesse indicare la laurea triennale, ossia l’1+2.
Un altro accorgimento è stata la sospensione dei decreti che imponevano il riconoscimento obbligatorio dei crediti, nel passaggio da un ateneo all’altro. Questa prassi sarà sostituita da un’attenta valutazione della facoltà di provenienza.
Sembra definitivamente chiusa infine la discussione sulle possibilità di nascita dell’università di Villa San Giovanni.

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