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Ricerca oltre le Facoltà

11 Luglio 2006
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03/08/2021

Parlare di ricerca vuol dire parlare di qualcosa che deve essere scoperto, vuol dire soffermare l’attenzione su un dubbio, su una domanda, su un pensiParlare di ricerca vuol dire parlare di qualcosa che deve essere scoperto, vuol dire soffermare l’attenzione su un dubbio, su una domanda, su un pensiero che non ancora non conosce risposta.

Parlare di ricerca vuol dire riflettere ed osservare il mondo, scrutare ogni minimo dettaglio, ogni grande dettaglio e tornare a casa. Dormire e svegliarsi con una immensa sete di sapere che spinge il pensiero a trasformarsi in azione: quella del ricercatore.
La ricerca è un cammino in perenne movimento, che non conosce fine, che sale una salita per trovarne subito un’altra; lo spirito del ricercatore quello dell’uomo che ha desiderio di conoscenza, di intraprendenza e che cerca un punto di arrivo, senza sapere se desiderarlo davvero.
Il gioco nasce dall’osservazione, quella semplice quotidiana, che non desta sospetti… per arrivare un giorno a svelarne uno piccolo che si insinua nel cervello finchè non trova la strada della risoluzione. Continua il gioco con l’analisi e la sperimentazione dei casi, prescindendo dai valori casistici o probabilistici, continua il gioco con lo studio dell’avvicendarsi e delle variabili che lo condizionano. E’ in questa fase che il percorso si inasprice: di fronte all’interferenza, di fronte alle variabili umane, fisiche, sociali che possono determinarne differenti evoluzioni. Il ricercatore deve diventare freddo, attento e tratti crudele, per eliminare tutto ciò che è superfluo, tutto ciò che condiziona il “naturale” svolgimento del fenomeno di osservazione e portarlo via dal contesto. L’isolamento diventa necessario all’equilibratura degli elementi, all’osservazione vera… con una varianza (minima, ma che nessuna scienza potrà mai cancellare) e che permette di individuare delle costanti. Arriva la sperimentazione, la prova diretta: se le condizioni analizzate corrispondono agli studi effettuati, allora ci sarà una risposta affermativa, in caso contrario negativa. Eppure non c’è ancora una fine, perché il “caso” è pronto, lì fermo per essere confutato, smentito, da qualsiasi avvenimento possa essere in grado di farlo, alterando i presupposti della scientificità. Questo è il rischio della scoperta, ma nello stesso tempo il principio della ricerca.
Non c’è indissolubilità spaziale, non c’è limite temporale: l’avanzamento culturale dipende dall’abbattimento delle barriere culturali e delle teorie inefficaci. La ricerca medica è uno dei casi più evidenti del fenomeno: se si fosse fermata nell’arco della storia dell’umanità a scoperte passate e se su queste avesse fondato i dogmi del sapere, probabilmente la popolazione mondiale soffrirebbe ancora delle malattie di numerosi secoli addietro. Questo non vuol dire, cancellare il passato, o denigrare le menti ed i risultati raggiunti da esse, ma farne tesero, usare tutto il passato possibile per avanzare e per trovare cose nuove. La ricerca è una catena che procede per anelli e che ad ognuno di essi attribuisce lo stesso identico valore in qualità di presupposto per la costruzione del successivo.
E’ cos’ che avanza la storia, è così che cresce la medicina, è che così che nascono nuove dottrine e nuovi pensieri…
Il principio del vero anima lo spirito della ricerca, il principio di falsificazione costruisce le basi per l’avanzamento: trovare,pensare, studiare, sperimentare, verificare… e se fosse necessario confutare…
Desiderio e curiosità, volontà e amore per il mondo le qualità del ricercatore che imperterrito mira a risolvere i problemi, a costruire le soluzioni per il miglioramento dello stile di vita. Lontana dalla retorica, lontana dalla false dottrine, lontana dai finti poeti la ricerca è il presupposto di ogni crescita sociale, storica, culturale.
Nonostante la sua valenza sia così elevata e le responsabilità così grandi nei confronti dell’intera umanità, la ricerca non è comunque esente da quelli che sono “i mali” delle culture secolari e delle prassi consolidatesi nel corso dei secoli. Per cui pur se appare così difficile anteporre ad essa altri interessi, spesso accade che le esigenze di mercato, le necessità propagandistiche e pubblicitarie, le alterate spinte del progresso si muovano in direzione contraria ad essa, e che vi si frappongano come ostacoli difficili da superare. Ecco quindi, l’assenza di fondi, l’assenza di strutture adeguate, l’assenza di giovani menti in grado di spingere ancora più avanti le ricerche finora effettuate. Staccare “l’idea della ricerca” “dalla ricerca” ed isolarla in un mondo che non esiste è impossibile, essa vive i cambiamenti della gente e del secolo che la ospita. Essa respira le opinioni, le accetta o le combatte, le consolida o le distrugge…
La ricerca diventa costruttrice della storia, della tradizione, degli usi e dei costumi ed allo stesso tempo distruttrice di tradizione ed usi, ma sempre per costruirne dei nuovi. Positività quindi e capacità di scoperta, innovatività e complessità, avanguardia.
La ricerca, quindi, “guarda avanti” coglie i cambiamenti, anche quelli più repentini ed improvvisi, li vive e poi li spiega. E’ un abbraccio a “tutto tondo” che si apre all’innovazione, pur mantenendo sempre saldo il valore della cultura. Una commistione di storia e modernità che cresce con l’avanzamento del mondo e che con curiosità e vigore affronta le sfide che ogni società pone.

© Riproduzione Riservata
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