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Servizio civile nazionale e università

14 Luglio 2006

Istituito con la legge 64 del 2001, il servizio civile nazionale si collocava in una nuova visione della difesa della patria: non più in terminIstituito con la legge 64 del 2001, il servizio civile nazionale si collocava in una nuova visione della difesa della patria: non più in termini territoriali/militari, ma come condivisione e promozione di valori fondanti per l'ordinamento democratico.

E’ dal 1975 che l’obiezione di coscienza viene ridefinita e reiterata sotto diverse forme legislative, ma è solo dal 1° Gennaio 2005 che smette a tutti gli effetti di essere un “piano B” rispetto alla leva militare. Dal 2005 il servizio civile diventa infatti esclusivamente volontario, e l’accesso alle attività retribuite di impegno sociale/culturale che prima doveva passare per un anno obbligatorio praticamente non retrubuito diventa una realtà accessibile immediatamente. Ogni anno 700 volontari su 100 sedi vengono accolti tra i ranghi degli enti convenzionati con il servizio civile nazionale. Inutile dire che tra i nomi delle sedi figurano diversi Atenei universitari; nè le Università nè tantomeno le istituzioni coinvolte si risparmiano di sottolineare quanto la partecipazione ad uno dei progetti possa gettare basi molto solide per un futuro rapporto lavorativo stabile nel settore di competenza… Se il caso del servizio civile nazionale è da sempre quasi una “anomalia” tutta italiana, è probabilmente questo il momento storico per sfruttarne i lati positivi, specie usando come trampolino il proprio Ateneo. E’ scritto: “Le istituzioni della Repubblica Italiana non creano lo spirito della partecipazione civica, ma hanno la responsabilità di dargli sostegno e di incoraggiare chi la vive”. E’ proprio il caso di sorridere al pensiero di quanto il mercato del lavoro sia indirettamente e paradossalmente così tanto impegnato a incoraggiare questa partecipazione civica, una volta tanto.

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