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29 aprile 2009

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz incontrano gli studenti unisa. Intervista a Godano

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz incontrano gli studenti all’Università di Salerno. Intervista a Godano

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz

In attesa del grande coIn attesa del grande concerto di questa sera presso il Campus di Fisciano (che si terrà per motivi “meteorologici”, non più in “Piazza del Sapere” ma nel parcheggio coperto del Rettorato), questa mattina alle ore 11, presso l’aula delle lauree Nicola Cilento, l’Associazione Futura A.U.D,

L’Associazione Scienze Politiche, in collaborazione con la Provincia di Salerno, hanno dato la possibilità a studenti e a fan, di incontrare i Marlene Kuntz.

In particolare la band si è confrontata con la gremita aula su tre temi specifici: musica, giovani e Sud. Tali temi rappresentano, infatti, il vero leitmotiv della manifestazione “Primavera sonora: risvegli di musica” e del “Meeting del Mare” che hanno permesso che il concerto si realizzasse proprio presso l’Università degli Studi di Salerno. Aggregazione e socialità, promozione culturale, fusione del mondo accademico e cultura giovanile, offrire ai giovani la possibilità di vivere la musica (dai contenuti spesso forti, ma da valori veri), sono, infatti, gli obiettivi di queste due manifestazioni musicali. A tal fine, da anni (la prima è alla sua quinta edizione, la seconda alla tredicesima) esse “lavorano” costantemente per offrire, in “note”, risposte “utili” ai giovani del salernitano o quantomeno di offrire loro degli spunti di riflessione, come conferma lo stesso Don Gianni Citro, direttore artistico del Meeting del mare e promotore del concerto.

Cristiano Godano e i Marlene Kuntz all’Università di Salerno

Varie sono state le domande a cui hanno risposto i Marlene Kuntz, in particolare Cristiano Godano, leader del gruppo.

Best of Marlene Kuntz con interessanti cover ed inediti, carriera ventennale, collaborazioni internazionali, vari cambiamenti nella composizione della band: qual è la chiave perché un gruppo rock come i Marlene riesca a sopravvivere nel tempo senza mai perdere il suo “cuore musicale”? Quanto sudore è costato tutto ciò?

Dal nostro secondo disco in poi, molti fan ci hanno accusato di essere cambiati e di aver perso la nostra origine rockettara orientandoci verso musica più sdolcinata. Abbiamo solo cercato di fare quello che un artista vero deve fare: non ripetersi. Vivere al presente, proiettarsi al futuro e non vivere di nostalgie per il passato. Vivere il presente significa essere se stessi, adeguandosi alla propria vita che è in continua evoluzione e che non è mai uguale ma muta continuamente. Oggi, quarantenni e con venti anni di esperienza, diciamo che non siamo più incendiari ma pompieri, e ciò comporta che anche la nostra musica si evolva, se non vogliamo perdere pubblico, perché i nostri fan si aspettano da noi un’evoluzione pressoché costante, ma tutta rigorosamente all’altezza di noi stessi e di quelli che siamo oggi. Questo atteggiamento è quello che ci ha consentito di arrivare fin qui e di essere quello che siamo. Sì, sì, ce né stato tanto di sudore!

Dan Solo esce dal gruppo nel 2004 e viene sostituito da Gianni Maroccolo, poi l’attuale formazione con Luca Saporiti e Davide Arneodo. Questi continui cambiamenti nella vostra composizione sicuramente hanno comportato dei momenti di crisi, proprio nel momento in cui la band era in un momento di piena evoluzione. Cosa ha rappresentato ciò per voi, come lo avete vissuto? Quanto ha inciso sul vostro lavoro?

Oggi siamo molto cresciuti in termini di creatività grazie alla collaborazione di Luca e di Davide con cui da subito si è creata una sinergia che ci ha permesso rigenerazione e rinascita. Sì, la difficoltà c’è stata quando il nostro compagno di avventure ci ha lasciati nel periodo musicale da “Il Vile” a “Senza peso”. Come tutti i grandi amori che finiscono, sono nati piccoli rancori, amarezze e ombre che ci hanno trascinato alla deriva. Il gruppo ha patito. “Senza peso” e soprattutto “Bianco sporco” dimostrano appieno il nostro stato d’animo: sono album meno ammiccanti, più pacati, più ombrosi, a dimostrazione del nostro aspetto “umano” e di quanto c’è di noi nella nostra musica. Noi siamo il presente, la nostra musica nasce dal nostro presente e il nostro presente è fatto di sentimenti, emozioni e anche queste, purtroppo negative, non potevano non inficiare o comunque essere riversate nel nostro lavoro. Siamo consapevoli che quell’album è fragile, molto poco gridato. Oggi possiamo ringraziare la nostra “chioccia” Gianni Maroccolo che ci ha sostenuto nella nostra “ripresa” aiutandoci ma non producendoci e dando inizio alla nuova età dei Marlene Kuntz, di nuova apertura verso il mondo. Oggi Gianni è nostro manager.

Nell’ultimo lavoro tre cover, in particolare “La libertà” di Giorgio Gaber: nuovi percorsi che vi hanno riportato indietro nel tempo ma che soprattutto vi hanno fatto oltrepassare un limite che vi eravate imposti da “Catartica” in poi, cioè di non parlare più di politica. Perché, dunque, questa scelta di “rottura”?

In realtà la scelta è stata dettata da altre circostanze. Un cineasta impegnato in un medio metraggio di denuncia sociale, infatti, ci chiese per i titoli di coda di fare la cover di questa canzone di Gaber. Ma c’è qualcosa da precisare: in realtà già al tempo l’opinione pubblica fraintese il messaggio di Gaber. Gaber, infatti, non intendeva indicare la strada della rivolta, dello scendere in piazza: il suo era più invito rivolto a ciascuna persona nella propria individualità. Era un invito ad abbracciare una vita fatta di attivismo e appropriazione di se stessi piuttosto che vivere passivamente. Era un inno alla partecipazione viva alla propria stessa vita. in qualche modo la nostra scelta della cover di Gaber è anche un modo per riscattarla rispetto alle critiche ricevute al tempo. Libertà è rifiuto del conformismo, del buon senso comune, dell’uniformità, tutto senza provocazioni, ma solo per vivere una vita alla ricerca della propria verità.

Quando è stato il vero momento del “salto”, quando vi siete resi conto che era passata l’era dell’undergraund e che eravate diventati dei veri musicisti/artisti?

Noi ci siamo sempre ritenuti dei veri musicisti, esserlo non è legato ad un fine lucrativo. Se è questo che intendi, diciamo che siamo stai in grado di “pagarci le spese” a partire da “Il Vile”, che ci ha dato quel tipo di professionalizzazione! Ma a noi non è mai capitato di snaturarci per rispettare le scadenze discografiche e quindi di dover fare musica per esigenze contrattuali o economiche.

Cosa pensate dei reality show musicali?

Inizialmente eravamo tendenzialmente critici, ma in fondo è solo un modo per fare arrivare la musica in tv e di ascoltare la musica di vecchie glorie che altrimenti non verrebbe mai trasmessa. In genere il problema non è X Factor o similari ma è l’incapacità di proporre, in genere, musica di qualità.
Fare musica fa bene per la propria esistenza. Fare musica per diventare persone migliori, questo è lo scopo, questo è il nostro scopo. Dunque, ne vale la pena a prescindere.

Pasqualina Scalea

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