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21 settembre 2009

Dalla Corea arriva un’importante lezione scacciacrisi.

Trent&rsqTrent’anni fa la Corea era un paese povero come lo Zimbawe, oggi è diventata la tredicesima potenza economica mondiale, alla guida, l’anno prossimo, del G-20. La ricetta di un simile successo? Investire nella ricerca e proteggere l’occupazione.Trent’anni fa la Corea era un paese povero come lo Zimbawe, oggi è diventata la tredicesima potenza economica mondiale, alla guida, l’anno prossimo, del G-20. La ricetta di un simile successo? Investire nella ricerca e proteggere l’occupazione.
In questi giorni il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, è sbarcato in questo Stato “dei miracoli”: ha visitato il Palazzo Reale, il Prada Transformer (padiglione made in Italy per le mostre che cambia forma come certi robot dei cartoon), è rimasto piacevolmente colpito dai numerosi investimenti nelle tecnologie ambientali e sulle fonti di energia rinnovabile.
“Scienza. Scienza. Scienza. Ecco la parola d’ordine dei sud coreani. Anche noi la sappiamo benissimo, ma senza poi trarne le conseguenze”, ha giustamente sottolineato il Presidente Napolitano che ha guardato con curiosità un altro must della locomotiva coreana: non licenziare, non conviene, a limite si riduce l’orario di lavoro.
Perché non emulare l’esempio della Corea investendo di più nella ricerca? Si dice che i sud coreani si sentono un po’ italiani, perché amano l’arte, la cultura e hanno il senso della famiglia. Come gli italiani del secondo dopoguerra sono stati protagonisti di un miracolo economico; negli anni ’50 erano poverissimi, ora basta un’occhiata nelle vie di Seul per rendersi conto di un benessere generalizzato.
Il merito sta nell’investimento a lungo termine, nella capacità di aspettare, nella fiducia mai crollata nella “cultura”.
Oggi, probabilmente, se un coreano venisse a stare per un po’ in Italia non si sentirebbe più così vicino al nostro modo di sentire, di percepire il mondo. Gli italiani hanno smesso di credere nel potere della “cultura” al punto da non investire più su di essa. Le università sono piene di ricercatori non pagati che sperano di poter emigrare all’estero per poter “salvare” il loro lavoro; i centri di ricerca versano in grosse difficoltà economiche (ricordiamo ultimamente la vicenda del centro di ricerca della Prof.ssa Montalcini); la crisi proveniente dall’America ha abbattuto ancora di più il nostra già claudicante PIL.
Anche la Corea è stata colpita dalla tempesta economica finanziaria degli ultimi mesi. Ma ha reagito immediatamente. In che modo? Ha continuato e continua a finanziare molto (esattamente il 3,5% del PIL) le attività di ricerca e innovazione, a supporto della produzione industriale. Paradossalmente investendo ha scacciato la crisi. Impara, Italia, impara!

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