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27 maggio 2010

La droga fa male anche al pianeta.

Pochi attimi di sballo si traducono in un danno per il nostro cervello, ma anche per il pianeta. La droga è tutt’altro che “verde”, come dimostra un recente articolo pubblicato sul sito del magazine britannico Slate.

Tra le sostanze meno “ecologiche” in circolazione troviamo l’ecstasy, realizzata con l’olio di sassofrasso, un albero delle foreste pluviali di Brasile e Sudest asiatico. Nel 2008 la “Flora and Fauna International” ha collaborato con le autorità inglesi al sequestro in Gran Bretagna di 33 tonnellate di olio, per le quali erano stati abbattuti 8 mila alberi in una riserva cambogiana. Il contenuto di questi barili sarebbe stato sufficiente a produrre 245 milioni di pasticche.

Inquinanti a causa degli scarichi di laboratorio rilasciati durante la filiera produttiva, anche i derivati di alcaloidi di origine vegetale come efedrina e pseudoefedrina, quali il crystal meth (o “ice”). In California tra il 2000 e il 2004 queste droghe hanno riversato nei canali tra le 1800 e le 3 mila tonnellate di scarichi tossici. Un affare sporco in cui la maggior parte della materia prima proviene da India e Cina.

Le cose non migliorano quando si parla di cocaina. Il problema è l’appropriazione di spazio che queste colture sottraggono a terreni destinati alla foresta. Negli ultimi 20 anni soltanto nella zona delle Ande, si calcola siano stati abbattuti 2 milioni e 400 mila ettari di foreste per far posto alle piantagioni di coca. Secondo il governo peruviano inoltre, ogni anno 15 milioni di litri di sostanze tossiche – soprattutto diesel e cherosene – finiscono nel Rio delle Amazzoni durante la produzione di pasta di coca. Senza contare che questa non è propriamente una merce “a chilometri zero”, e che le spese di trasporto (via mare, aria, terra) costituiscono una parte importante del bilancio.

Un metro quadrato di cannabis frutta circa 250 dosi. Ma a dispetto del suo aspetto così “naturale” neanche la marijuana è “verde”. Almeno metà della produzione annua mondiale è infatti coltivata in Messico, dove ha invaso le aree protette delle montagne della Sierra Madre Occidentale. Mentre alcuni coltivatori californiani pur di ricavare spazio per le piantagioni illegali hanno deturpato parte della vegetazione nativa del Sequoia National Park, inquinando il suolo pubblico di un’area protetta con pericolosi additivi chimici.

Chi consuma stupefacenti non danneggia solo se stesso, ma nuoce gravemente anche all’ambiente, incoraggiando metodi produttivi inquinanti e antiecologici.

Anna Schettino

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