Diventare medico: tra paure e speranze, la cura è la determinazione!

Redazione Controcampus 15 Giugno 2010

Il percorso formativo di un giovane medico in corso di specialità all’Università degli Studi di Milano.

Da UniNord Milano ho avuto modo di intervistare uno specializzando della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, che attualmente sta svolgendo il suo percorso di specialità in un reparto di un noto Policlinico universitario milanese.

Non ha importanza chi egli sia, ma ciò che in questo momento mi interessa analizzare, è come affronta un percorso di questo genere, complesso e lungo, un ragazzo normale che cerca di conciliare i dettami di un’organizzazione estremamente influenzata dalla politica e dal sistema, con una vocazione che gli impone di mantenere sempre alta l’attenzione su ciò che fa giorno dopo giorno e su ciò che dovrà essere in futuro, non solo per se stesso, ma soprattutto per gli altri.

Le sue paure e le sue speranze potrebbero essere quelle di qualsiasi altra persona che si affaccia nel mondo del lavoro, ma credo, e spero siamo tutti concordi nel pensare questo, che chi decide di fare il medico, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, sceglie di dedicare la sua vita agli altri, alleviandone le sofferenze e offrendo la speranza di una vita migliore anche quando questa speranza è flebile e attaccata solo al destino.

Così tra una sigaretta e l’altra inizia la nostra intervista.

Si ha consapevolezza di quale sarà il percorso formativo quando si decide di iscriversi alla facoltà di medicina?
– R. Si, certo, però di fatto non sai verso cosa stai andando. L’ignoranza rispetto a ciò che ti attende, dettata anche dalla giovane età in cui normalmente si sceglie la facoltà, non ti porta a comprendere tutto. Molti colleghi oggi mi dicono che se avessero saputo prima cosa avesse significato questo percorso, probabilmente non lo avrebbero scelto. Anche i rapporti con i professori, data la concentrazione di “baroni” presenti in Università, non rendono facile il corso di studi.

Qual è lo stimolo che ti spinge ad andare avanti pur avendo la certezza che questo tipo di percorso è uno dei più complessi in assoluto tra le varie facoltà scientifiche?
– R. La volontà di raggiungere l’obiettivo e anche la consapevolezza di non essere capace di rispecchiarti in nessun altro lavoro. Il contatto umano è molto importante ed è stato sicuramente uno stimolo e forse una delle ragioni per cui io ho scelto di fare il medico. L’idea di te come medico la costruisci negli anni e può essere considerata un’affinità elettiva.

Quali sono le paure più frequenti di un giovane medico?
– R. Nuocere all’altro e a te stesso. La paura di infettarsi e ammalarsi a causa del lavoro (penso all’utilizzo dei raggi X molto frequente) è purtroppo un rischio reale e quotidiano.
Tra l’altro, non di rado, il paziente sceglie di non palesare la presenza di una malattia infettiva.
Pensando alla carriera, invece, il timore è quello di non avere ganci importanti che ti permettano di sfruttare le tue abilità nel mondo del lavoro. Il sistema sanitario così come il sistema televisivo, è dopato dalla politica. Per chi come me non è figlio di un noto chirurgo e non ha particolari agganci politici, il percorso di certo è più arduo.

Una volta entrati in specialità quali sono le aspettative?
– R. Ricevere una formazione tale da renderti autosufficiente come specialista. Mi auguro di riuscire ad acquisire tutte quelle skills che mi permettano di diventare un bravo chirurgo.

Quali di queste aspettative vengono soddisfatte?
– R. E’ fortuito. Dipende da come entri in specializzazione, da chi sei protetto. Il diritto alla formazione viene fatto pesare come se fosse un privilegio, per cui dipende molto da chi questo privilegio te lo concede.
Per me, che sono entrato in specialità con le mie forze, penso di poter dire di aver già soddisfatto l’aspettativa più grande, ossia entrare nella specialità che più mi interessava.

Quali aspettative invece non vengono soddisfatte?
– R. Dipende dal tipo di specialità. In ogni caso la crescita chirurgica per uno specializzando è lenta, per cui, spesso, questa è un’aspettativa che viene delusa. Ciò capita anche perché ci si trova spesso di fronte a specialisti con cui si lavora a stretto contatto tutti i giorni che devono prima acquisire per se stessi gli strumenti per operare. Lo spazio destinato agli specializzandi per cui è secondario. Dalla specialità non si esce purtroppo acquisendo tutte le abilità base che ti servono per essere un professionista.

Il percorso formativo in specialità, ti forma alla professione?
– R. Da un punto di vista teorico si. Dipende tanto da te stesso. In specialità è difficile essere bocciati, quindi sta tanto alla tua spinta, a quali obiettivi ti poni per il tuo miglioramento. Pertanto dal punto di vista culturale ce la puoi fare anche da solo, ma dal punto di vista chirurgico dipende da quanto posto ti riservano i tuoi superiori. Per fortuna ci sono specialisti che hanno a cuore la formazione del proprio specializzando.

C’è abbastanza spazio nei reparti per gli specializzandi?
– R. Dipende dai reparti. Milano è una piazza strana. Esistono una serie di problemi amministrativi che fanno si che ci siano problemi. Ad esempio se a Padova tutta l’attività clinica viene eseguita nello stesso centro vuol dire che, in quel centro, ci sarà poco spazio per tutti gli specializzandi, ma di contro essi avranno modo di apprendere tutte le sfaccettatura di quella specialità. A Milano, invece, esistono diverse cliniche universitarie, per cui gli specializzandi sono distribuiti su più centri e questo gli da maggior spazio. Ciò però comporta che all’interno dei vari centri non avrai tutte le sfaccettature di quella specialità come nella scuola di Padova, ma ti specializzerai solo in una tecnica piuttosto che in un’altra.

Quali sono le ambizioni di uno specializzando alla fine del percorso formativo oltre alla speranza di un lavoro stabile ovviamente?
– R. Sicuramente ti ritrovi a dover affrontare il mercato del lavoro e quindi speri di essere pronto a farlo. Le ambizioni sono diverse: c’è che vuole fare i soldi, chi ha velleità universitarie, chi vuole diventare un bravo chirurgo. La mia speranza è di trovare un buon posto, non tanto dal punto di vista economico, quanto dal punto di vista professionale. Mi piacerebbe avere un superiore che non mi consideri come forza lavoro da sfruttare ma che mi apprezzi come potenziale da sviluppare, aiutandomi a crescere e migliorare, soprattutto sotto l’aspetto chirurgico.

Cosa cambieresti nel percorso formativo in specialità, così come è concepito in Italia?
– R. Cercherei di eliminare tutte quelle situazioni di conflitto di interesse che di fatto fanno si che la specialità, all’atto pratico, si discosti molto da come è concepita e dalla ragione per cui nasce. In Italia lo specializzando è vissuto come mano d’opera a basso costo a cui far svolgere le mansioni più fastidiose dell’attività clinica. In Francia, ad esempio, la formazione si svolge nei reparti che vengono scelti dalle scuole di specializzazione a livello nazionale. Per cui, quando arrivi all’esame hai una prova seria da affrontare, per la quale è prevista anche la bocciatura e se ciò avviene, al reparto “incriminato” viene tolto l’accreditamento da parte della scuola di specializzazione. In Italia, invece, la bocciatura non viene contemplata. Esistono scuole che da decenni non formano o formano solo parzialmente, lasciando i neo specialisti nella drammatica situazione di assumere, al termine della loro formazione, degli incarichi per i quali non sono idonei. All’atto pratico ciò si tramuta nel dramma di non saper fare all’occorrenza, ma di essere costretto a farlo!
Quindi la speranza è che questo sistema di formazione venga sradicato perché così non funziona. L’Università italiana forma bene ma la specialità è troppo aleatoria. Questa è una delle ragioni per cui molti giovani studenti, prediligono la specialità all’estero o comunque decidono di continuare i gli studi laddove ti viene davvero concessa la possibilità di crescere. Se resti qui e continui il tuo percorso, pur tra mille ostacoli, non hai alternative se non quella di lavorare e studiare sodo facendoti aiutare da una buona dose di determinazione.

Laura Muro

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Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto