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6 giugno 2010

Il Governo si fa “sarto”: ancora tagliata l’Università Italiana

Rispetto a quali opzioni potranno orientarsi le future matricole nella loro scelta dei corsi di laurea triennale o specialistica? Cosa aspetta loro per il prossimo anno accademico? Sicuramente grandi novità in termini di tagli all’interno delle Università Italiane!

Al di là degli “svuotamenti” già fatti alle tasche del mondo accademico tutto negli ultimi tempi, si provvederà, infatti, all’eliminazione di ben 470 corsi di laurea!

Pare che, a partire dalle prossime immatricolazioni non sarà più possibile laurearsi, per esempio, in “Scienza del Fiore e del Verde”, corso di laurea ufficialmente esistente (Università di Pavia) e che consentiva di diventare professionisti nell’arte dell’utilizzo del materiale vegetale per arredare spazi, parchi e giardini oppure esperti in biotecnologie vegetali per la selezione e riproduzione con metodi moderni delle piante o, infine, esperti nel realizzare interventi di recupero funzionale di aree degradate o abbandonate.

Quanti magari intendevano conseguire la laurea triennale in “Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto” (Università degli Studi di Bari), rimarranno delusi perché tale corso di laurea a breve non esisterà più! Questi corsi di laurea, soprattutto triennali, verranno disattivati nel giro di due anni dagli stessi Rettori delle università.

Il motivo alla base di questo importante ridimensionamento della realtà accademica è legato sicuramente all’ampia attività di riduzione di costi e spese che sta realizzando il governo italiano in ogni dove per affrontare questo momento di congiuntura economica negativa. Non si tratta certo di una piccola riduzione, al contrario, parliamo di quattrocentosettanta corsi di laurea vittima di questa operazione! In qualsiasi caso non c’è più possibilità di avanzare pretese o protestare: oltre alla perplessità circa le scelte fatte a monte dai vertici nell’attivare corsi di laurea “sbagliati”, l’unica cosa che a noi resta è auspicare che qualcosa di effettivamente importante e meritevole rimanga.

Che si eliminino le lauree in “Turismo alpino”, “Cultura della Sardegna” o corsi di laurea che rischiavano di andare avanti con pochi studenti è più che plausibile, ma, il problema, è che sono stati disattivati anche corsi di laurea in Ingegneria per incapacità di sostenere le spese previste. Da quanto risulta dai dati del Consiglio universitario nazionale, in tre anni i corsi di laurea sono diminuiti del nove per cento, passando dai 5.460 agli attuali 4.986.

L’area geografica più colpita dai tagli è stata l’Italia settentrionale con 53 riduzioni nelle università del nord ovest e 87 in quelle del nord est. Per quanto concerne il Centro ci aggiriamo intorno alle 139 soppressioni (soprattutto per la Sapienza di Roma). Sono 108 i corsi invece eliminati negli atenei del Sud (87 negli atenei delle isole per plausibili motivi di scarsa affluenza).

Appare ovvio ora chiedersi: questa politica che noi italiani accettiamo perché “necessaria” si può effettivamente far rientrare in un percorso di generale ottimizzazione dei costi ispirata a un “reale criterio di razionalità”? Possiamo vederla come un doveroso processo di svecchiamento del sistema universitario italiano?

Nell’attesa di una risposta che non ci arriverà probabilmente mai, non possiamo che augurarci che i propositi siano questi ovviando sulla possibilità che, così come sono stati attivati corsi di laurea sulla falsa riga dell’irragionevolezza e della stravaganza anzitempo, allo stesso modo a Palazzo Chigi non si stia agendo secondo un iter di scelte dettate pressappoco dal caso.

Pasqualina Scalea

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