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13 giugno 2010

Quale università? Quale corso di laurea scegliere?

Scegliere il percorso universitario da intraprendere non è mai stato un momento facile per i giovani. Non è semplice individuare, infatti, un percorso accademico che molto probabilmente sarà l’unico che si farà nella propria vita, salvo alcune rare eccezioni. È proprio questa consapevolezza che trasforma la decisione in una fase di cruciale importanza in cui sono coinvolti molteplici fattori che richiedono di essere considerati. Attualmente tutto sembra essere diventato ancora più complicato: se prima si poteva contare su una compagine di studenti che ancora credevano che prima di tutto venissero le proprie passioni e le proprie inclinazioni, oggi c’è il rischio che “i più” facciano una scelta dettata dalla necessità di assecondare le richieste di mercato, quelle dritte che il mercato occupazionale, sempre più saturo e attualmente più incerto, fornisce indirettamente.

Orientarsi o identificare la strada più giusta da seguire, dunque, si fa sempre più arduo. Individuare la laurea opportuna da conseguire, necessita anche una riflessione sul concetto stesso di “opportunità” e richiede di capire anzitempo soprattutto per chi o per cosa tale scelta debba essere opportuna o giusta.

Se analizzassimo le tendenze di mercato, potremmo immaginare che forse laurearsi in medicina, ingegneria, informatica e lingue, ancora ha un suo “senso” in termini di riscontri occupazionali: non tutti, però, sono inclini a questi ambiti tantomeno tutti hanno le capacità per affrontare tali ambiti disciplinari. Ma quali sono i fattori che bisogna oggettivamente considerare? Al di là di inclinazioni, passioni e sogni (cose alle quali personalmente ritengo non si debba rinunciare mai!) o di “para-consigli tendenziosi” dei propri genitori, ci sono tanti altri elementi da non trascurare.

In primis occorrerebbe preferire un corso di studi che garantisca un giusto equilibrio tra quelle che possono essere le proprie ambizioni e le prospettive lavorative “potenzialmente” esistenti rispetto al conseguimento di quella specifica laurea. È ovvio che, questa valutazione lascia il tempo che trova, perché oggi come oggi, pensare ad un mercato del lavoro in termini prospettici è difficile piuttosto che impossibile. Sappiamo che per le leggi del mercato, i periodi di recessione economica sono destinati a finire, seppur in tempi non noti, ma in qualsiasi caso, anche se avessimo questa “pseudo certezza” della prossima fine della congiuntura, non potremmo mai sapere quali figure, quali lavori, quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro rigenerato dalla crisi stessa.

Gli studenti più “tecnici” non si riservano nemmeno di sbirciare le statistiche ufficiali circa il mondo universitario: dalle valutazioni dei corsi di laurea al placement occupazionale fino ai punteggi assegnati a corpo docenti e campus. I “numeri” possono essere notizie di base pressappoco importanti e, ritengo, possano contribuire alla scelta relativamente, anche perché esistono troppe aggravanti sicuramente più importanti da considerare nella scelta del proprio percorso accademico.

In linea di massima ci sono due potenziali strade che si possono valutare: la via dell’eccellenza o la via tradizionale. Per le vie d’eccellenza si tratta di un discorso alquanto elitario: parliamo di università di massimo livello e notorietà, che al di là di meriti soggettivi, garantiscono un cv di tutto rispetto (a prezzi tutt’altro che vantaggiosi) e percorsi di studi molto selettivi e duri. Oppure si può intraprendere la strada della tradizione: preferire un percorso di studi statale o para- statale ove, forse, la mole di lavoro è tendenzialmente inferiore, le credenziali un tantino meno d’impatto ma sicuramente i “prezzi” sono più alla portata di una famiglia media italiana.

Molto spesso ad aiutare nella scelta “accademica” contribuiscono le stesse università attraverso i test d’ingresso. Spesso i test sono selettivi per le facoltà a numero chiuso ma il più delle volte si tratta semplicemente di un momento di orientamento che attraverso l’individuazione di specifiche lacune, forniscono comunque delle dritte agli esaminati: la futura matricola a quel punto dovrà scegliere se iscriversi lo stesso e sostenere quindi l’esame per recuperare il debito oppure cambiare totalmente rotta!

In conclusione ritengo che scegliere un percorso di studi “accreditato” o meno possa essere di certo “giusto”, ma, relativamente necessario. Il percorso di studi è fatto soprattutto dalla qualità dello stesso e dal “significato” e da quel “plus” che ciascun universitario può dargli: impegno e costanza nello studio, voti alti, titolo accademico con votazione non inferiore a 105, tempi brevi per il suo conseguimento.

Se tutti questi fattori si realizzassero per ognuno, conseguire la laurea presso la più importante università o conquistarsi un titolo all’università più ignota d’Italia, diventerebbe relativo. Le differenze tra una laurea è l’altra diventerebbero le reali competenze e capacità acquisite dal giovane e soprattutto, l’eccellenza sarebbe direttamente connessa al neo laureato che potrebbe conquistare il mercato del lavoro dimostrando con fermezza di essere capace, competente e oggettivamente preparato.

Pasqualina Scalea

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