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13 luglio 2010

In arrivo “pagelle” per valutare i ricercatori universitari

Proprio così: il decreto sulla valutazione delle attività di ricerca di università ed enti legati al Ministero dell’istruzione, dell’ Università e della Ricerca (MIUR) prevede, infatti, che i ricercatori universitari saranno giudicati e valutati in base al numero di pubblicazioni durante l’anno accademico. Chi non provvederà a svolgere il proprio dovere, rischia di gravare seriamente sul lavoro dei colleghi, riducendo di fatto i fondi statali destinati alla propria università.

Franco Cuccurullo, presidente del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), è attualmente in giro per gli atenei italiani con il compito di illustrare a professori, ricercatori e rettori universitari il funzionamento del nuovo sistema di valutazione e per chiarire le modalità di assegnazione delle cosiddette “pagelle” in base al grado di produttività individuale.

Spiega Franco Cuccurullo: “Innanzitutto saranno valutati tutti i ricercatori. Ognuno dovrà presentare due pubblicazioni”. Il ricercatore che, nel periodo di riferimento (nel caso specifico, tra il 2004 e il 2008), non avrà realizzato alcuna pubblicazione, riceverà una valutazione negativa che andrà a sommarsi, insieme alle valutazioni ottenute dagli altri ricercatori, sulla “pagella” del proprio dipartimento/ateneo. In pratica, se in un ateneo ci sono molti fannulloni, a pagarne le conseguenze sono anche i colleghi.

Ma come funziona il nuovo sistema d’analisi? Il procedimento è semplice: a partire dal prossimo autunno ogni ateneo dovrà inviare i dati riguardanti le pubblicazioni di professori e ricercatori; nei mesi successivi, poi, il CIVR provvederà a stilare le “pagelle” con le relative valutazioni. “I dati peseranno anche sulla distribuzione dei fondi alle università. Sarà facile capire chi lavora e chi no”, sottolinea Cuccurullo.

Secondo una prima analisi, infatti, si stima che circa il 10% di quasi 62.000 ricercatori risulta improduttivo. Con questa nuova modalità di controllo sarà possibile inquadrare i singoli fannulloni e capire dove essi lavorano.

Per valutare le opere, gli organi predisposti al controllo (i cosiddetti “panelists”) potranno soltanto leggerle o basarsi sui cosiddetti “indici bibliometrici”, che consistono nel numero di volte che un’opera viene citata e dove viene citata. L’autore otterrà punteggio maggiore man mano che la qualità della citazione risulterà più illustre e importante.

I voti da assegnare oscilleranno da un minimo di 0 a un massimo di 1: un ricercatore che avrà una produzione scarsa, otterrà un punteggio pari a 0; un ricercatore che, invece, avrà una produzione soddisfacente, otterrà punteggio pari a 1; voti intermedi spetteranno, poi, a chi avrà una produzione più o meno accettabile; se, infine, a un ricercatore non saranno riconosciute produzioni, ci sarà una penalizzazione di 0,5 punti che andrà a sommarsi alla graduatoria finale stilata dagli organi di valutazione, da cui poi si andranno ad elaborare le varie “pagelle” relative ai ricercatori, alle strutture da cui dipendono e agli atenei in cui essi operano.

Quella appena descritta è solo un’altra delle tante novità previste dal ddl Gelmini. Sarà un buon criterio di valutazione? Riuscirà davvero a garantire uno sviluppo delle università italiane? Risposte certe, al momento, è difficile darne. Ma col tempo le risposte arriveranno.

Sebastiano Liguori

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