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13 luglio 2010

L’Italia e la Sapienza sulle tracce dei Sumeri

La civiltà e la cultura sumera rappresentano una pietra miliare nell’evoluzione sociale e culturale dell’umanità. Infatti studi approfonditi hanno dimostrato che questa etnia della Mesopotamia meridionale – l’odierno Iraq – rappresenta la prima popolazione sedentaria al mondo che possa essere considerata “civilizzata”. Inoltre secondo gli studiosi la loro scrittura cuneiforme – cosi chiamata perché realizzata tramite l’incisione di particolari segni sull’argilla, molto simili a dei cunei – sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura, facendo la sua comparsa attorno alla fine del IV secolo a. C.

Per questo motivo gli studi archeologici che possano riportare alla luce frammenti di cultura sumera sono molto importanti ai fini della riscoperta delle origini della civiltà. L’università di Roma Sapienza si impegnerà in una missione archeologica congiunta italo-irachena nell’area di Abu Tubairah, a sud-ovest di Nassiriya, un sito di grande interesse che, a giudicare dalla ceramica trovata in superficie, si colloca cronologicamente dal periodo Jemdet Nasr (2900 a.C.) sino all’epoca Paleo-Babilonese (ca. 1750 a.C.).

L’Italia è l’unico paese straniero autorizzato, dai tempi della Prima Guerra del Golfo, a partecipare a una missione congiunta nel sud della Repubblica irachena. E infatti per ufficializzare l’accordo raggiunto per la missione si è dovuto attendere l’autorizzazione del Ministero della Cultura e la Soprintendenza della Repubblica dell’Iraq. Gli scavi, guidati dall’assiriologo Franco D’Agostino della Facoltà di Studi orientali e dal soprintendente archeologico della regione di Dhi Qar Abdulamir Al-Hamdani, hanno anche una forte valenza didattica: rappresentano infatti una grande opportunità di addestrare sul campo giovani archeologi, epigrafisti e topografi iracheni e italiani.

Dopo una prima fase di ricognizione tra settembre e ottobre, la missione inizierà gli scavi nella primavera del 2011. L’impegno della Sapienza in materia di attività scientifico-culturali e didattiche in Iraq è testimoniato anche dal fatto che non è la prima volta che l’ateneo romano è presente sul posto: già nel 2004 un’équipe guidata dal professor Giovanni Pettinato vi si è recata per la ricognizione sullo stato delle epigrafi del museo di Baghdad dopo i furti e i saccheggi compiuti dall’inizio della guerra

Arturo Catenacci

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