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23 luglio 2010

Ti chiami Berlusconi? Ti regalo una cattedra universitaria

Mentre ricercatori e dottorandi stanno duramente lottando per abbandonare lo status di precari e ottenere un contratto “regolare”, mentre milioni di studenti italiani stanno impazzendo di fronte ai tagli all’istruzione, c’è chi, per miracolo, si vede offrire in seduta di laurea una cattedra universitaria. Il merito? Chiamarsi Berlusconi.

La figlia del nostro premier ha conseguito la laurea triennale con 110 e lode in Filosofia all’università San Raffaele di Milano con una tesi sull’economista Amartya Sen. Dopo la proclamazione il rettore, Don Verzè, le ha proposto a volo di diventare docente di una novella facoltà di Economia.

La proposta ha dell’assurdo non solo se si pensa alla situazione di latente precariato dei ricercatori e dottorandi ma anche e soprattutto se si pensa che la dott.ssa Berlusconi non vanta pubblicazioni o lavori tali da farla svettare sugli altri studenti.

Dell’Ateneo milanese, solo la Prof.ssa De Monticelli si è pubblicamente esposta per protestare contro questa decisione, mediante una lettera al Rettore, amico di vecchia data del premier. La docente ha spiegato quanto questa vicenda di servilismo sia umiliante per studenti, docenti e mercato del lavoro tutto.

“Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere. Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà. Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente…”.

Come darle torto?

Marianna Brescia

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