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6 agosto 2010

Via dall’Italia per colpa dei baroni

E’ un chirurgo italiano famoso in tutto il mondo per le sue straordinarie capacità.

Tecnica e precisione sono solo alcune fra le tante qualità che contraddistinguono quest’uomo. Stiamo parlando del dottor Paolo Macchiarini, fiore all’occhiello della medicina e chirurgia italiana.

Tra i suoi interventi più importanti ricordiamo un trapianto di cuore-polmone, l’impianto di un polmone artificiale e il suo più recente traguardo: un doppio trapianto di trachea con cellule staminali, realizzato per la prima volta al mondo all’ospedale Careggi di Firenze e perfettamente riuscito.

Un vanto tutto italiano, ricercatissimo all’estero, che l’università italiana ancora non è in grado di apprezzare. Un vanto che si sta lasciando sfuggire, lentamente.

Paolo Macchiarini, infatti, dopo essersi laureato a Pisa, da eccellente ricercatore è emigrato prima negli Stati Uniti, per poi soggiornare in Inghilterra e infine a Barcellona. Ora, ritornato in Toscana da circa 2 anni, dopo ben 18 anni trascorsi all’estero in una sorta di “esilio forzato”, del tanto sperato incarico universitario non ce n’è neanche l’ombra. Da qui la decisione di lasciare di nuovo il nostro Paese per recarsi in Svezia.

Proprio così. Ben presto il dottor Macchiarini lascerà ancora una volta l’Italia per dedicarsi al suo nuovo incarico: ha accettato una cattedra universitaria presso il Karolinska Institutet di Stoccolma e dal prossimo settembre sarà docente di ruolo presso l’istituto svedese. Incarico che, in Italia, dopo anni e anni di attesa, non è mai arrivato.

Ma perché lasciare di nuovo l’Italia? “Perché non si è concretizzato il progetto concordato, ossia una chiamata per “chiara fama”. E’ per questo che avevo lasciato tutto per tornare in Italia. Se mi avessero detto che c’erano dei concorsi ci avrei potuto pensare e forse non avrei fatto la stessa scelta. Dopo due anni non è successo niente e non posso più perdere tempo e permettermi di ritardare la ricerca e bloccare tutto quello che sto facendo sia a livello assistenziale che clinico”, spiega il dottor Macchiarini.

L’unica soluzione, continua Macchiarini, sarebbe stata quella di rimanere a Barcellona: “I tempi burocratici dei concorsi sono immani, e per di più i concorsi sono bloccati. Se avessi saputo che c’erano ricercatori in attesa, mai e poi mai mi sarei permesso di avanzare rispetto a loro. Avrei detto: “prima loro e poi, se c’è posto, vengo io”. Ma questo non toglie valore al lavoro che abbiamo fatto sotto il profilo assistenziale perché, al di là del ruolo accademico, per un medico la soddisfazione più grande resta quella di poter salvare la vita delle persone ”.

Purtroppo il caso del dottor Paolo Macchiarini non è del tutto isolato (“Penso che sia una vicenda che si ripeta”), ma la fama che circonda il medico e chirurgo italiano permette di evidenziare, ancora una volta, l’impostazione universitaria italiana che, a quanto pare, non è delle migliori: “Serve un ricambio generazionale. Non può essere che coloro che sono al potere degli atenei non capiscano quali siano le esigenze dei giovani. Dovrebbe essere utilizzato un sistema di valutazione universale”, suggerisce Macchiarini.

Non mancano, poi, i confronti con gli atenei degli altri Paesi, più avanzati e moderni di quelli italiani, su cui Paolo Macchiarini si esprime così: “Sono almeno 10 anni più avanti anche rispetto alla stessa riforma approvata dal Senato. C’è massima trasparenza. In Italia è una catastrofe. La meritocrazia, purtroppo, non è ancora italiana. Ci sono sì isole felici ma dovrebbe essere un’isola felice tutta l’Italia. Al nord, al sud, al centro, per i più poveri, per i figli di nessuno e per quelli dei baroni”.

Il futuro universitario del chirurgo italiano è, chiaramente, all’estero. Ma il dottor Macchiarini si dice completamente disponibile a continuare a svolgere la propria attività medica all’ospedale Careggi di Firenze, a patto che si vengano a creare favorevoli condizioni di lavoro: “Vorrei poter lavorare tranquillamente senza essere attaccato quotidianamente. Se reggo, bene; altrimenti valuterò se andarmene. Anche se, andando via, finirei per dare ragione a coloro che fanno dell’Italia un paese corrotto”.

Parole piuttosto dure e decise contro un sistema universitario “feudale” come quello italiano. Bisogna lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare. No ai baroni, sì alla vera meritocrazia. Spazio ai giovani, per rilanciare l’eccellenza italiana nel mondo. Perché “ Il bello dell’Italia è che è un paese di divini creatori ed è questo che mi fa arrabbiare più di tutto. Che nonostante i suoi geni, poi, ci sia questo malore che avvolge il Paese. E non lo dico da professore, ma da cittadino”, conclude Macchiarini.

Sebastiano Liguori

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