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15 settembre 2010

Alma Master: “o dentro o fuori”!

Dopo la decisione dei circa quattrocento ricercatori di non assumere ore di didattica per l’imminente nuovo anno accademico, il Senato Accademico decide di assumere per far fronte all’emergenza.Solo qualche giorno fa la notizia, resa nota su tutte le testate giornalistiche d’Italia, della volontà dei ricercatori dell’ateneo bolognese, Alma Master, di bloccare la didattica per il prossimo anno accademico per confermare il proprio impegno nella lotta contro la riforma universitaria “Modello Gelmini anti-università” con i suoi “amarissimi” tagli.

Circa quattrocento i ricercatori bolognesi che hanno aderito ufficialmente a tale forma di protesta che ha ricevuto addirittura il sostegno della segretaria provinciale della Flc-Cgil, Sandra Soster e del sindacato che ha messo in cantiere un “pacchetto” di otto ore di sciopero su più aree territoriali.

Ma nel frattempo dietro le quinte c’era qualcuno che cercava di studiare la strategia più veloce perché le future matricole non si ritrovassero “sole e abbandonate” nelle aule dell’università bolognese: il Senato Accademico. Proprio ieri, infatti, il Senato all’unanimità ha deciso di inviare un format di lettere a tutti i presidi, che a loro volta inoltreranno ai propri ricercatori chiedendo ufficialmente di dichiarare le loro intenzioni, per la serie “o dentro o fuori”!
Le risposte dovranno essere date entro il termine perentorio di venerdì diciassette alle ore 12: la non risposta equivarrà a indisponibilità a fare lezione. Una volta ricevute le risposte, il gioco è fatto: reclutamento docenti a contratto!

Secondo quanto dichiarato dal Senato, saranno assunti docenti soprattutto per gli insegnamenti fondamentali, che saranno i primi ad essere “coperti” dai contrattisti. Forte la reazione dei ricercatori che hanno visto in questo gesto un grave smacco per la categoria tutta, divenuta ormai quasi un “bene fungibile”.
Nonostante la preoccupante decisione del Senato, i ricercatori hanno prontamente dichiarato, però, di non arrendersi e di voler proseguire la loro “missione” sperando almeno nell’appoggio dei docenti.

Pasqualina Scalea

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