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22 settembre 2010

Protesta Unisa: aggiornamenti per il nuovo anno accademico

Era per stamattina alle ore 9.30, in aula cinque di Lettere e Filosofia, l’appuntamento per tutti i ricercatori “in agitazione” dell’Università degli Studi di Salerno, per discutere dello status quo della protesta, di novità e di cambiamenti, ma, soprattutto, per definire le nuove modalità per esprimere collettivamente e ancora di più, dissenso rispetto alla possibile concretizzazione del decreto Gelmini.

Il 4 ottobre previsto l’inizio del nuovo anno accademico, nel pomeriggio il Consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia per definire i dettagli dello stesso: urgeva, dunque, un incontro “propedeutico” tra ricercatori per discutere, decidere e ufficializzare proposte da porre sul tavolo della discussione al cospetto dell’intero corpo docente di lettere e del Preside di Facoltà.

Tanti i ricercatori partecipanti all’assemblea tenutasi stamattina a porte aperte: ricercatori di Sociologia, Chimica, Matematica, Beni culturali, Lettere, Scienze della Comunicazione, Farmacia, ecc.
Tante le idee, molte le perplessità e i dubbi sul da farsi per il prossimo anno accademico, ma un unico interrogativo: accettare o meno carichi didattici? Sicuramente la consapevolezza unanime di non permettere che, tutto ciò che stato fatto fino ad oggi in termini di protesta, rimanga una lettera morta e che, per il mondo accademico dell’Università di Salerno, la protesta si trasformi solo in un ricordo nella mente dei più. Per questo, secondo i ricercatori presenti in aula, “occorre continuare a far sentire la propria voce in maniera decisa e purtroppo sempre più drastica, andando a colpire proprio l’anno accademico in procinto d’inizio, anche a costo di rinviare alcuni corsi al secondo semestre”.

L’idea è portare avanti una lotta che metta in crisi il sistema: solo così, creando, dunque, un vero disservizio in ogni facoltà, è possiblile continuare a protestare e a far sentire la propria voce affinché il messaggio arrivi fino in Parlamento e “a chi di dovere”. Per i ricercatori “questa è una partita da giocare fino in fondo” e se per vincere occorre bloccare la didattica non assumendosi impegni se non quelli extradidattici o di supporto per i tesisti, è così che si dovrà fare!

Alla fine dell’assemblea, i ricercatori presenti hanno deciso all’unanimità di chiedere in Consiglio di Facoltà, che si terrà nel pomeriggio alle 13.00, il posticipo dell’inizio dell’anno accademico al 15 ottobre e la “pretesa” che l’offerta formativa, ancora “work in progress”, non venga modificata. Di base, la sicura volontà generale di non voler remare “contro” il sistema universitario, di non voler deliberatamente infierire sugli studenti vecchi e nuovi, ma solo il desiderio di ottenere i giusti diritti per il mondo della ricerca, per il presente e soprattutto per il futuro, attraverso un ragionato e strumentale uso della legge.

Pasqualina Scalea

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