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25 ottobre 2010

Le asce di Batrawy esposte alla Sapienza

Oggi 25 ottobre dalle ore 11 presso l’aula magna della Sapienza il pubblico potrà assistere all’esposizione delle quattro asce di rame rinvenute recentemente dagli archeologi italiani nel palazzo reale di Batrawy, in Giordania, durante gli scavi promossi dalla Sapienza. Solo poche ore prima di tornare in patria, cosa che rende questo evento ancora più unico e irripetibile.

Lorenzo Nigro, che scoprì l’antica città nel 2004 durante la Missione archeologica di Batrawy da lui guidata, presenterà questi oggetti restaurati e mostrati attraverso una teca e ne svelerà il significato culturale e storico a cui si è pervenuti dopo tanti studi e ricerche. All’evento sarà presente anche Gisella Capponi, direttore dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, e i componenti del team che vi ha lavorato, tra cui chimici e geologi.

Batrawy, a differenza di molte altre città costruite nelle valle fertili della regione, sorgeva ai bordi del deserto a guardia di una valle che costituiva la “porta” orientale della Palestina. Una città fortezza che nel III millennio a.C. teneva sotto controllo le vie carovaniere che attraversavano il deserto Siro – Arabico quando ancora l’uso del cammello e del dromedario non era diffuso.

Oggi sappiamo che la città venne distrutta nel 2300 a.C. da un popolo nemico, e si suppone che le asce ritrovate facessero parte di un tesoro radunato in gran fretta dalla popolazione assediata in una sala del palazzo reale. Ciò che rendeva preziosi questi oggetti e che testimoniava la potenza della città di Batrawy, era il materiale di cui erano costituiti, il rame, metallo assai raro nell’età del bronzo e che proveniva dalle miniere dell’Egitto.

L’evento di lunedì sarà impreziosito dalla presenza della principessa Wijdan Al Hashemi, che rappresenterà la Giordania, e dall’intervento del rettore della Sapienza Luigi Frati.

Un’occasione irrinunciabile che speriamo contribuisca ad accrescere l’interesse nell’archeologia, una scienza di cui si parla sempre meno e a cui, in Italia, e a Roma in particolare, si dovrebbero dedicare più spazi e più dignitosi.

Gabriele di Grazia

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