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26 ottobre 2010

Viva la libertà di parola!

Giovedì 21 ottobre ha fatto bella mostra di sé una nuova voce sul sito del Ministero dell’Istruzione: il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici. Il suo scopo? Invitare i dirigenti scolastici a valutare bene le proprie parole ogni volta che c’è da mettere in discussione le scelte dell’amministrazione.Già a maggio il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva ammonito dirigenti scolastici, docenti e tutti coloro che appartengono al mondo dell’istruzione, affinché si astenessero dal pronunciarsi negativamente sul sistema amministrativo, soprattutto pubblicamente o sui media.

Con il “Codice Brunetta,” che regola il Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, i presidi degli istituti italiani dovranno davvero fare attenzione alle loro dichiarazioni pubbliche, poiché se queste verranno considerate lesive per l’immagine dell’amministrazione potrebbe scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi.”

Non serve essere un genio per capire cosa sia stato l’elemento scatenante del suddetto Codice. Si tratta delle critiche che imperversano ormai da mesi si media di ogni tipo contro la riforma Gelmini.

Se gli scioperi e i cortei degli studenti possono essere liquidati con un gesto della mano, solo perché si sa, gli studenti cercano sempre qualche scusa per saltare le lezioni, le critiche dei presidi, rettori e dirigenti scolastici sono molto più difficili da digerire.

E a chi dice che questo Codice possa essere una forma di violazione di libertà di pensiero, altolà, si sbaglia di grosso! Nessuno vieta a chicchessia di criticare le scelte del Ministro dell’Istruzione, basta che non lo faccia sui giornali, su internet, con un’intervista televisiva o con qualsiasi altro mezzo che possa raggiungere un ampio numero di persone.

Ma sicuramente saranno liberi di parlarne a casa, dopo aver bevuto il caffè.

Marilena Grattacaso

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