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La violenza contro le donne si combatte con Sentimenti Diversi

21 Novembre 2010
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31/07/2021

Si è appena concluso il terzo Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli che si può dire ha riportato in auge quel versante dell'attualità mondiale che strepita innanzitutto per richiedere uno sforzo comune di base, a dispetto di una certa attualità nostrana avvelenata di gossip che, con altri intenti che l'incontro delle opinioni diverse per andare oltre la faziosità, si dimostra utile soprattutto a gonfiare gli ascolti dei salotti televisivi dell'infotainment.

L’evento – Questa iper-articolata manifestazione che ha costellato Napoli e provincia (Ponticelli, Scampia, Pozzuoli, Ercolano, San Sebastiano al Vesuvio, Torre del Greco, Pozzuoli) di eventi, ovvero di occasioni per conoscere una sfilza di testimonianze dirette su temi primariamente connessi al nostro mondo di oggi, ha rappresentato anche un unico grande incontro, durato all’incirca una settimana, in cui chi vi ha preso parte ha potuto contribuire a non spegnere la luce sull’attualità dei diritti umani, gridati e reclamati ad ogni latitudine. Connotando il Cinema come potente strumento/pretesto di conoscenza collettiva, ciò che si è mostrato è che dalla Palestina alla Colombia, dall’Irlanda del Nord al Sahara occidentale, senza dimenticare i “luoghi di eccezione” delle carceri, la “fabbrica” di Pomigliano, senza ancora perdere il fil rouge che accomuna donne, omosessuali, immigrati, giornalisti attivisti, la domanda di diritti resta ancora oggi fortissima in tutto il mondo.

L’intervista – All’indomani della presentazione del volume “Sentimenti diversi” all’interno del tema del Festival “Contro la violenza alle donne: percorsi possibili”, Daniela Vellutino, co-curatrice dell’opera e docente di Sociolinguistica e Comunicazione Pubblica all’Università di Salerno, ci ha parlato del progetto sottostante,frutto della collaborazione annuale dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli, del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di salerno, di vari enti no-profit (D&SGroup e Arcidonna) e il Dipartimento per le Pari Opportunità sulla prevenzione e contrasto della violenza di genere, fenomeno che continua a far registrare percentuali drammatiche di diffusione, come recentemente attesta anche l’Eurobarometro (vedi l’inchiesta in allegato).
La presentazione, avvenuta nella sede dell’associazione D&SGroup, ha goduto della straordinaria testimonianza di Rebecca Lolosoli, 46enne attivista kenyota, che vent’anni fa fondò il villaggio di Umoja (in italiano “unità”) per dare ospitalità a tutte le donne che, come lei, sono da sempre vittime di violenza e abusi.

Inizialmente era stata richiesto al Dipartimento Sci.de.com di approntare un piano di comunicazione per il Progetto “Sentimenti Differenti”, poi l’equipe di comunicatori dell’Università di Salerno hanno preso parte attiva nella conduzione di laboratori nelle scuole napoletane e di focus group con gli attori sociali coinvolti nel piano di interventi di contrasto al fenomeno della violenza di genere. Ma c’è di più:

“La nostra intenzione era di trasformare tale progetto pilota in un servizio dell’ente locale insieme alle scuole. Ora il progetto ha avuto termite ma resta l’iniziativa di alcune scuole che sulla scia dell’iniziativa hanno organizzato al loro interno un servizio di counseling psicologico; l’istituzionalizzazione dell’azione al momento però segna il passo. Stiamo parlando però di progetti che hanno un costo bassissimo e che però cercano di innestare dei processi socialmente innovativi”

Il budget di cui fa menzione la prof.Vellutino ammontava a circa 8000 euro complessivi per un equipe di professionisti di comunicazione visiva, docenti e collaboratori alla cattedra di comunicazione pubblica e linguaggi istituzionali . Il laboratorio nelle scuole consisteva nel sottoporre le classi selezionate a vari spot di comunicazione sociale dal mondo in merito al tema della violenza domestica contro le donne. Con le metodologie proprie della media education, si mostrava ai ragazzi e alle ragazze come destrutturare un messaggio e come analizzarlo nelle sue parti costituenti, cercando di risalire alle intenzioni dell’emittente. A ciò si è tentato di affiancare un’analisi dei sentimenti rispetto ai quali si è proposta una costante attività di simbolizzazione. Successivamente il percorso prevedeva una parte in cui si cercava di incardinare la creatività degli alunni nell’ideazione di uno script per uno spot sul tema.
Comprensibili la fruizione critica e l’educazione ai diritti: ma perché la necessità di educare ai sentimenti?

“Il problema di fondo di fatto è anche un problema di educazione dei bambini maschi al rispetto dei sentimenti e alla reciprocità dei sessi. Questo progetto riassunto in questo volume è anche il tentativo di stimolare l’introduzione l’educazione ai sentimenti nei programmi scolastici e tutto quello che si fa con la comunicazione pubblica per un percorso di crescita civica di adolescenti e pre-adolescenti curricularmente previsto”

Il progetto è però più vasto: oltre ai percorsi laboratoriali in scuole superiori (di primo e secondo grado) si è mirato a far interagire tutti gli attori istituzionali coinvolti nel contrasto della violenza di genere, nell’intento di fortificare la consapevolezza dell’esistenza di una rete sociale territoriale della prevenzione: il network tra Assessorato, Commissariato, Asl, Centri anti-violenza e No-profit è stato sancito da un protocollo d’intesa. Nelle parole della prof.:
“Bisogna far percepire che contestualmente alla denuncia della violenza c’è la presa in carico da parte dell’assistenza sociale del centro anti-violenza. E’ la filiera della difesa. … bisogna far capire che chi si deve occupare del fenomeno deve agire in rete. La campagna (di comunicazione sociale, ndr) francese non ha fatto altro che mettere in scena la rete sociale attiva nel contrasto alla violenza.”

Le campagne europee di pubblicità sociale a cui fa riferimento sono state conseguenti alla decisione assunta dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di promuovere azioni di prevenzione della violenza di genere e di protezione delle donne vittime di abusi: l’Europa ha un piano di contrasto coeso? E la comunicazione italiana che caratteristiche ha avuto?

”Lo spot italiano dei vari governi da ancora l’immagine della donna violata come una donna che deve chiedere aiuto, tralasciando la figura della donna come portatrici di diritti…al Consiglio di Europa si sono resi conto dalle indagini statistiche che il fenomeno della violenza domestica è altissimo..rilevato il fenomeno si deve cambiare il quadro normativo di alcuni stati membri ove il fenomeno è particolarmente presente – Italia e Spagna- e poi bisogna agire sulla comunicazione.”

Rispetto al fenomeno della violenza di genere, ci fa bene far parte dell’Europa?

“Assolutamente. Di fatto anche la legge sullo stalking è la risultante dell’applicazione delle direttive europee in materia. Noi riusciamo ad avere un quadro normativo aggiornato su ciò che rigurarda le pari opportunità per volere dell’Europa.”

La sensibilità culturale alla base della corretta comunicazione di genere va insegnata e dunque si pone anche come problema educativo: com’è la situazione italiana rispetto al binomio educazione-comunicazione pubblica in materia di parità?

“In italia si spendono tantissimi soldi per la comunicazione pubblica soprattutto per la comunicazione sociale attraverso gli spot che hanno dei canali di comunicazione ancora di massa..invece se introduci gli spot nei percorsi di educazione al cittadino e li tematizzi la lezione diventa veramente molto più legata alla realtà e al processo di come si costruisce l’identità di un’istituzione e di cosa vuole l’istituzione dal cittadino..anche perché io parto dal presupposto che la comunicazione pubblica altro non è che una forma di comunicazione dei diritti del cittadino“

Sono varie le figure professionali coinvolte nella trattazione e nel contrasto della violenza di genere (medici, psicologi, assistenti sociali, operatori no-profit) oltre a varie figure istituzionali del mondo politico: in tutto ciò il comunicatore professionista riesce ad avere lo spazio che gli spetta?

“La figura del comunicatore generalmente non viene prevista: io mo batto molto per istituire la figura del comunicatore di genere inteso come supporto degli organismi istituzionali di comunicazione preposti alle Pari Opportunità; non è una figura professionale a sé stante ma è sicuramente una specializzazione ; sicuramente i vari organismi delle pari opportunità agiscono soltanto a livello dell’immagine dell’ente ma di fatto non c’è continuità con altre forme di comunicazione che potrebbero maggiormente avvicinare quelli che hanno bisogno di quel tipo di intervento”

Raffaele La Gala

© Riproduzione Riservata
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