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7 dicembre 2010

Studi sulla fusione fredda

A che punto siamo con questo sistema che rivoluzionerebbe la produzione di energia elettrica a basso costo, al punto da rendere molte case produttrici di energia, obsolete ed inefficienti? Nella domanda dell’introduzione, vi è la risposta. Se pur meno tossica ed inquinante delle altre, questa soluzione energetica potrebbe stravolgere lo stato economico delle nazioni, per cui alla fine sembra essere boicottata dai governi e dalle università, impedendone la ricerca.

A parte i pochi fondi investiti in questo sistema da privati ieri e oggi, si è arrivati ad una stabilità del progetto già nel ’97, ma da allora sono poche le notizie pervenuteci. Con una spesa di circa 600 € si potrebbe produrre energia da 10 kw in un ingombro di circa 20 cm2 per 500 anni in casa propria; inoltre, è risaputo che questa forma di produzione di energia elettrica sembra essere stata messa in disparte proprio perché vengono riconosciute in questa ricerca poche prospettive per la commercializzazione, grazie alla prolungata vita del sistema e dei componenti. Quindi, anche le prospettive per una ricerca ne risentirebbero perché poco convenienti rispetto ad altre dello stesso segmento; ma si tende a dimenticare i costi della fusione a caldo molto esosi ed ancora sostenuti, nonché obsoleti.

Sembrerebbe che tutte le ricerche, anche quelle mediche, si facciano in base al bisogno ed al consumo di quel dato prodotto, sul quale le ricerche debbano dare risultati in tempi più o meno brevi. Pertanto, anche ciò che potrebbe stravolgere il mercato porterebbe sempre più chi governa a puntare su tecnologie ormai morte come il nucleare a fissione, con centrali di cui i brevetti sono ormai vecchi di 50 anni.

Si parla sempre più di rinnovabile, ma sembrerebbe che ai potenti, di questo non importi nulla; infatti sono sempre là a proporre le solite obsolete soluzioni per non disturbare questo o quello, non pensando che ci fosse il benessere per tutti, anche loro starebbero meglio.

Siamo un paese in cui per svolgere le ricerche, le nostre menti devono andare all’estero; questo sarebbe giusto in un mondo ideale dove le scoperte di tutti si condividerebbero con tutti, ma in questo mondo la sopravvivenza di una comunità è data anche dall’arguzia con cui i suoi membri portano soluzioni alle gravi problematiche del proprio Paese.

Se i governi invece di incoraggiare a risolvere tali problemi spingono tali “cervelli ” a sviluppare all’estero, pensate che i benefici li tragga la comunità di appartenenza o quella adottante?
I nostri studi sulla fusione fredda sono più progrediti rispetto agli altri Paesi, ma purtroppo ancora molto indietro su un’effettiva applicazione su larga scala nel territorio. Ma questo primato sarà presto battuto da chi investe nel futuro del Paese, non da chi ne taglia le risorse a favore di istituzioni private, che utilizzeranno solo a scopo privato, e non a beneficio di tutti.

Altri professori che studiano il fenomeno. http://www.youtube.com/watch?v=haRCj7c7MXM&feature=player_embedded#!

Alessandro Carrozzino

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