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14 dicembre 2010

Università di Verona : Uno studio per debellare i tumori più aggressivi Pubblicato su Plos one i risultati di una ricerca sui meccanismi di resistenza ai trattamenti radio e chemio terapici

Perché alcune forme tumorali resistono ai trattamenti chemio e radio terapici? Dopo diversi anni di ricerche e collaborazione, Roberto Chignola, ricercatore del dipartimento di Biotecnologie dell’università scaligera e Edoardo Milotti, docente del dipartimento di Fisica dell’università di Trieste sono riusciti a sviluppare un modello computazionale della crescita dei tumori.

Nuovi possibili meccanismi. Il modello che permette lo studio quantitativo dell’evoluzione di un tumore e del suo microambiente a partire da una cellula, ha portato ad identificare nuovi possibili meccanismi di resistenza ai farmaci antitumorali. Una ricerca importante che è stata pubblicata il 30 novembre dalla rivista Plos One, una pubblicazione scientifica internazionale rinomata e di grande diffusione. Il lavoro “Dinamica del microambiente tumorale in un modello computazionale real-life della crescita tumorale” è stata interamente finanziata dal Gruppo V dell’istituto nazionale di Fisica Nucleare a cui entrambi i ricercatori sono associati.

L’importanza del progetto. La resistenza dei tumori ai trattamenti chemio e radio terapici dipende sia da fattori genetici che da fattori non genetici legati al microambiente tumorale. Mentre i fattori genetici possono essere studiati con le moderne tecnologie molecolari, i secondi, che coinvolgono le interazioni dinamiche tra cellule diverse e spazi extracellulari, sono di difficile analisi per la carenza di tecnologie non invasive ad adeguata risoluzione spazio-temporale.

Questa difficoltà può tradursi in impossibilità se si vuole studiare masse tumorali molto piccole, con dimensioni spaziali cioè al di sotto del limite diagnostico. La ricerca di Roberto Chignola e Edoardo Milotti permette lo studio quantitativo dell’evoluzione di un tumore e del suo microambiente a partire da una cellula.

“I risultati ottenuti sin qui promettono di svelare aspetti della patologia tumorale mai osservati in precedenza, che potrebbero chiarire i meccanismi di resistenza ai trattamenti antitumorali – spiega Giovanni Vallini, direttore del dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo-. Quando si osservano a scala microscopica, i tumori si manifestano come una patologia estremamente complessa, dove cellule ed elementi non cellulari determinano una intricata rete di interazioni dinamiche la cui interpretazione risulta assai difficile, se non addirittura”.

L’approccio multidisciplinare fa parte della filosofia adottata da tempo dal dipartimento di Biotecnologie. “Il riconoscimento internazionale di questa ricerca conferma ancora una volta che si tratta di una scelta premiante – precisa Vallini-. È dunque necessario sviluppare nuove strategie di analisi che vadano oltre le tecniche tradizionali della ricerca biomedica. Ma per fare questo è necessario mettere assieme contributi derivanti da aree tematiche apparentemente lontane tra loro quali la fisica, la matematica computazionale, la biologia e la medicina”.

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