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13 dicembre 2010

Università IULM : Il potere ha le forme degli uomini

‘Valori, Responsabilità e Legalità’ al centro della relazione del Rettore Puglisi.
Intervengono alla cerimonia il professor Angelo Miglietta, Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese, e l’Onorevole Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Milano, 13 dicembre 2010 – Inaugurato oggi l’Anno Accademico 2010-2011 della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, il XLII dalla fondazione. Nell’Aula Magna dell’Ateneo, dopo il Rettore Giovanni Puglisi, hanno
preso parola il professor Angelo Miglietta, Ordinario di economia e gestione delle imprese, e l’Onorevole Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il Rettore debutta denunciando che l’Italia è un Paese generalmente poco propenso alle riforme: l’annoso iter di approvazione del DDL Gelmini e la reazione politica che esso ha suscitato ne sono chiara e attuale riprova.

E in tema di riforme il pensiero corre al ’68. È oggi ormai lampante il doppio fallimento di quel drammatico Maggio di fine anni ’60: è fallito ogni tentativo riformatore di reale democratizzazione della cultura e, soprattutto, ha fallito la
classe dirigente di questo Paese e di questa Università che, in oltre quarant’anni di storia, non è riuscita a far leva sulla forza di una cultura riformatrice per avviare riforme vere e con la marcia giusta. Il ’68, ricorda Puglisi, chiedeva un
cambio di regole e di passo, ma tutto questo, purtroppo, non si è avverato.

Valori, responsabilità, legalità: queste erano le parole d’ordine a cui allora ci si ispirava nel chiedere e nel volere riforme, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. “Questo è un Paese che non ha mai capito che il suo vero
patrimonio economico è la cultura, è un Paese che ha dilapidato le sue risorse migliori, umane e strutturali, alla ricerca di una quadratura economica che sarebbe stata più dura, ma stabile, se avesse saputo accompagnare le scelte
economiche con l’intelligenza di una motivazione selettiva piuttosto che con il righello del ragioniere che tutto taglia per nulla vedere.” Di che stupirsi? I vari Governi che si sono succeduti in questi ultimi decenni mai hanno posto la cultura, la ricerca, l’alta formazione fra le prime cinque priorità del Paese.

Nel prosieguo del suo intervento il Rettore fa un preciso e puntuale richiamo all’etica che, in primis, spetta ai governanti e agli uomini di potere. Un’etica che è sinonimo di educazione e coscienza sociale, valori senza i quali la
gestione della cosa pubblica risulta lacunosa e, inevitabilmente sguarnita di fronte alle possibili ingerenze della criminalità organizzata.

Il diritto alla cultura e all’istruzione è per tutti inviolabile, sempre e comunque. E chi comanda non può scordarlo anzi deve (o per lo meno dovrebbe) saperlo garantire, anche grazie a una sana cultura di governo, in maniera diffusa e
inequivocabile. A ben guardare siamo però ancora lontani da tutto questo. “È uno solo l’antidoto” – sottolinea Puglisi – “che si può adottare davanti a tale deriva: la certezza delle regole e del diritto, che innanzitutto vuol dire certezza
della pena e interdizione permanente dai pubblici uffici a quanti vengano riconosciuti responsabili di un delitto e quindi
colpevoli.”

Il potere, ricorda il Rettore, non è amorfo, tutt’altro: ha sempre le forme degli uomini e, dunque, come questi è buono o cattivo, giusto o ingiusto, onesto o corrotto. La differenza nell’esercitarlo bene o male la fa proprio, e forse solo,
l’incontro tra il rispetto delle regole e il piacere dell’etica. E in tutto questo l’Università (come del resto la Scuola e la Famiglia) può farsi culla e vetrina di veri valori.

E allora? ‘Stude sapientiae’, ovvero ‘Ama lo studio’ come guida illuminata di una società a misura d’Uomo: è questo il monito dell’Antico Testamento (Proverbi, XXII, 30) che il Rettore cita nel rimarcare, ancora una volta, che quel che
ancora manca nell’Italia di questo Terzo Millennio è il piacere dell’etica, quel gusto della virtù che libero da schematismi, dia al comportamento individuale la rotondità della giustizia. “Educare, in fin dei conti, significa saper raccogliere le
intelligenze migliori per una società ancor più a misura d’uomo. Tre i verbi che devono guidare quest’impresa educativa: conoscere, scegliere, valutare, le tre grandi critiche kantaine della modernità, la ragion pura, la ragion pratica, il giudizio.”

La parola passa poi al professor Angelo Miglietta, Ordinario di Economia e gestione delle Imprese. Persona, imprese e finanza nella società globale: responsabilità ed etica, questo il titolo della sua prolusione, una lucida analisi sui
presupposti, sui fattori essenziali e sulle possibili vie risolutive della crisi che attanaglia il mondo intero ormai da alcuni anni.

Secondo il professore “Ciò che può individuarsi come la causa di tutti i mali è, in sostanza, il venire meno del mercato nella sua accezione di luogo in cui si garantisce un elevato livello di concorrenza e che garantisce a sua volta il
raggiungimento di equilibri competitivi fra i diversi attori con vantaggio di tutti i soggetti che sono portatori di interessi nei confronti dell’impresa.”’

Stringendo il campo di indagine sul nostro Paese, Miglietta rimarca come la crescita debole e insufficiente del sistema italiano è un male che nasce prima della crisi: è figlia di 10-15 anni di politica economica senza riforme tese alla
liberalizzazione dei mercati, alla riduzione razionale della spesa pubblica e al contenimento dell’ingerenze della burocrazia nella vita economica e sociale. Ma allora cosa occorre per uscire dalla crisi? “Poche e semplici regole. Il
principale contributo che politica, impresa e finanza possono dare in questa fase dell’economia mondiale è quello di unire il concetto di concorrenza a quello di etica.”

L’etica, dunque, come baluardo anche in campo economico. ‘La concorrenza non può essere intesa come pura competizione, per cui ogni imperfezione nel quadro della ‘legge del più forte’ viene a rappresentare un’aberrazione
rispetto alla ‘perfezione’ del funzionamento dei mercati. Il principio a cui ispirare l’azione di controllo di queste ‘imperfezioni’ deve infatti essere l’etica degli uomini e non un concetto astratto, disumanizzato e alienato di efficienza.

Ciò vale a maggior ragione per il sistema finanziario che si trova a gestire il denaro dei risparmiatori per finanziare lo sviluppo delle imprese.”

Prende infine parola l’Onorevole Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura che, nel suo intervento, si sofferma sull’analisi dei rapporti tra Giurisdizione e Giustizia, evidenziando in particolare come le
moderne tecnologie delle comunicazioni possano fornire anche al mondo giudiziario utili strumenti per garantire un servizio ai cittadini sempre più rapido ed efficiente.

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