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25 gennaio 2011

Orson Welles torna in sala con un inedito

Eccede di qualsiasi presentazione e introduzione l’autore che, il 30 ottobre 1938, gettò nel caos gli Stati Uniti per via di una burla radiofonica sull’invasione aliena ispirata al romanzo di H.G. Wells, La guerra dei mondi.

« Per quello che ho fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood »

Durante la sua carriera, in particolar modo lungo gli ultimi anni di vita, Welles ha lasciato diversi lavori incompiuti.

Fra questi ritroviamo It’s all True, progetto televisivo in cui l’autore sperimenta un nuovo stile registico ed attoriale, lasciando liberi i suoi attori davanti alla macchina da presa. Il regista si lascia sommergere dal flusso creativo, tanto da sforare oltre ogni limite i valori di durata, precedentemente impostati sull’80’.

Simile destino ebbe Don Quixote, plot troppo ricco e avvincente per tralasciare gran parte dei particolari.

Correva l’anno 1970 quando Orson Welles inizia le riprese di The Other Side of the Wind. Come spesso gli accadeva, il film ebbe grandi problemi di finanziamento.

Il tema del film appariva abbastanza inusuale per le abitudini narrative dell’autore. Protagonista della narrazione era un regista ormai prossimo alla morte professionale, J.J. “Jake” Hannaford. Costui sta dirigendo il suo ultimo film, molto estremo e sperimentale. Durante le riprese, pur essendo eterosessuale, si innamora dell’attore protagonista.

Oltre ad essere un film sull’omosessualità, si spazia anche su tematiche meta-cinematografiche, quali il rapporto di comunione fra il regista (Dio/Creatore) e il suo attore (Uomo/Asservito al creatore). L’uno irrimediabilmente legato e bisognoso dell’altro.

Il cast era composto da, John Huston, Norman Foster, Susan Strasberg, Oja Kodar (ultima compagna del regista), Joseph McBride e Peter Bogdanovich. Quest’ultimo rilasciò tale dichiarazione, a proposito delle molteplici vicissitudini e rimandi legati al film:

« Un giorno, dopo una pausa dalle riprese, Welles mi disse sibillino : ”Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio che sia tu a finirlo”. Gli promisi che lo avrei finito e dieci anni dopo, quando Welles morì, il film finì in una cassaforte a Parigi, per una questione non risolta di diritti di proprietà della pellicola. Un film finito, per quanto riguarda il girato, Welles riuscì a montare solo 45 minuti di tutto il materiale e io recentemente ho potuto visionare questo montaggio. Come storia posso dire che racconta il mondo del cinema a Hollywood, con uno stile fresco, giovanile, che finirò io di montare sperando di poterlo presentare tra un anno o più! »

Il quotidiano anglosassone The Observer ha annunciato il probabile e finalmente imminente arrivo nelle della pellicola, finita proprio da Peter Bogdanovich, seguendo la volontà di Welles. Lo ha dichiarato un avvocato di Los Angeles, Kenneth Sidle, che si e’ occupato dell’annosa controversia sui suoi diritti.

Serena Calabrese

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