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11 gennaio 2011

Università di Helsinki: ulteriori sviluppi della ricerca sul morbo di Parkinson

Nel corso degli anni molti ricercatori hanno provato a trovare una soluzione a questa malattia del cervello, un’infermità che di solito si presenta intorno ai 60 anni, ma nel 10% dei casi può riscontrarsi prima dei 50, Il numero delle persone con il Parkinson è destinato a raddoppiare nei paesi più popolati nei prossimi 25 anni. I dati di prevalenza sono stati raccolti nei 10 paesi più “abitati”, tra cui 5 paesi in Europa, e le generalità della popolazione sono state combinate con i dati di prevalenza di età specifica per valutare la crescita della popolazione sopra i

50 anni nei prossimi 25 anni. I risultati mostrano che nei 15 paesi che rappresentano i 2/3 della popolazione mondiale, le persone affette da Parkinson sono 4,1/4,6 milioni. Questo numero è destinato a raggiungere 8,7/9,3 milioni nel 2030, ed in Cina è previsto un aumento da 2 a 5 milioni entro il 2030. Ma può esistere realmente una cura contro il Parkinson? questa malattia neurodegenerativa agisce sul cervello, e causa la perdita dei neuroni dopaminergici nel mesencefalo, che sono essenziali per il normale funzionamento del sistema nervoso centrale. Il

Gruppo di ricerca guidato dal dottor Mart Sarma, presso l’istituto di Biotecnologia dell’Università di Helsinki, sta studiando la possibilità di trattare la malattia con fattori neurotrofici, questo sistema ha dimostrato che è indispensabile per proteggere e riparare i neuroni domaninergici danneggiati. La ricerca ovviamente ha proceduto alla sperimentazione preclinica sui primati, condotta in due Università Statunitensi. La Finlandia è la patria di una delle principali concentrazioni didattiche e di ricerca nel settore della biotecnologia, molti degli scienziati dell’Istituto cercano di applicare i loro

risultati di ricerca per realizzare nuovi prodotti che possano migliorare la qualità della vita, l’agricoltura e l’ambiente. Il dott. Sarma vede l’integrazione del mondo accademico e imprenditoriale come un passo logico, affermando: “E responsabilità etica del ricercatore trasmettere i risultati a beneficio dell’umanità, sia per la commercializzazione o con altri mezzi”. Il dottore è stato Direttore dell’Istituto per 18 anni, per poi passare a dirigere il “Centro di Eccellenza Molecolare e Neuroscienze integrato di ricerca” presso l’Istituto nel 2009, ed esprime il suo punto di

vista sulla situazione attuale del settore delle biotecnologie Finnico : “In primo luogo, è presente un basso capitale di rischio, è a breve termine, e gli investitori insistono sulla remunerazione del capitale troppo presto. Gli scienziati e le “loro scoperte” non sono apprezzati abbastanza, tuttavia abbiamo avuto una curva di apprendimento della durata ventennale, e ora siamo in possesso delle competenze appropriate. Oggi l’Università di Helsinki, svolge un ruolo importante di finanziamento per gli scienziati attraverso i fondi ottenuti. Un’impresa unica se si pensa che sei

Università finlandesi hanno fondato il Biocenter nazionale, un’organizzazione che ha acquisito tali tecnologie grazie alla collaborazione, e che sono riuscite a diversificare il lavoro in singole unità di ricerca, la Finlandia è l’unico paese che ha creato tali infrastrutture di rete nazionale delle bioscienze”, spiega Saarma, che è stato anche direttore del Biocenter Finlandese nel 2008-2009.

Pierluigi Gabriele

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