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8 febbraio 2011

Celebriamo l’Unità (e scordiamoci del Bunga Bunga)

Mercoledì 9 febbraio, ore 9,30, presso l’aula Magna della Sapienza (sita in piazzale Aldo Moro, 5), il presidente della Repubblica Napolitano inaugurerà le iniziative in onore dei 150 anni dall’Unità d’Italia.

L’attesa dell’evento non è tanto dettata dal discorso di Napolitano sull’Unità d’Italia che è stata, quanto su quella che sarà. Dal Federalismo alla divisione delle classi sociali, dalla lotta tra i poteri dello stato ai tanti focolai in rivolta di studenti, operai e precari, il paese appare quantomai spaccato e lastricato di incertezze. Il dubbio che Garibaldi stesso, sentendo tante e tali notizie si stia rivoltando nella tomba è perlomeno da prendere in considerazione.

Almeno gli atenei, quantomeno dal punto di vista istituzionale, provano a compattarsi per l’occasione. Le tre università statali capitoline organizzano, insieme, il convegno “L’Italia verso l’Unità. Letterati eroi patrioti”, che apre il ciclo di seminari dedicato alla ricorrenza. Nell’incontro, presieduto dallo storico Rosario Villari, gli italianisti Amedeo Quondam e Andrea Battistini confronteranno la loro prospettiva letteraria con quella di due importanti storici dell’età napoleonica e del Risorgimento: Anna Maria Rao e Alberto Maria Banti.

I lavori procederanno per quattro giorni in modo itinerante nei tre atenei romani, per poi concludersi con la tavola rotonda il 12 febbraio “Un’eredità aperta: il Risorgimento oggi” ospitata a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma. Alle successive sessioni parteciperanno esperti di storia, letteratura, arte, musica che ricostruiranno il contesto storico-culturale del periodo preunitario fino al 1861.

L’impressione è che, però, la celebrazione sia legata a un sentimento passato, diciamo pure stantio e ipocrita. Lo stesso Presidente della Repubblica, ipotetico faro della costituzionalità, appare lontano dalle tematiche di un paese che soffoca a ritmo di bunga bunga. La divisione regna sovrana in tutto il paese e, invece, lì dove dovrebbe esserci, nello scioglimento delle camere, vige il dominio di un’aristocrazia politicizzata, disposta a tutto pur di non abbandonare le poltrone.

Non resta che rifugiarsi nel passato ma la tristezza e l’ipocrisia non possono che dominare l’animo degli studenti quando, per celebrare la gloria dell’Italia più recente, bisogna scavare fino al tempo di Mameli.

Tommaso Ceruso

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