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12 febbraio 2011

Tavola Rotonda all’Università Cattolica in occasione della Giornata del Malato

Per la XIX Giornata Mondiale del Malato nella Hall del Policlinico Universitario Gemelli un incontro di riflessione sulla centralità del paziente e sul rispetto dei suoi diritti.

Ammalarsi in Italia è un rischio. Ce lo dicono le storie di ordinaria follia che affollano sempre più spesso le prime pagine dei nostri quotidiani. Un sistema fatiscente quello della Sanità Italiana, fatto di singole svettanti eccellenze che emergono come punte di diamante incastonate nella ruggine. Ma ammalarsi è una spiacevole possibilità di ogni essere umano che ha per sola condizione di partenza la vita. Il portafoglio, l’estrazione sociale, l’istruzione, la capacità di muoversi nell’intricato e burocratizzato mondo dell’assistenza sono fattori ininfluenti nella malattia, che pure rischiano di diventare l’ago della bilancia quando si tratta di arrivare alla guarigione.

La Giornata del Malato è una sola, forse, ma deve servire a dare un senso e una direzione positiva alle innumerevoli giornate di malattia, quelle delle gente che muore scioccamente in corsia, quelle dell’intero putrefatto Sistema che non sa gestirle.
Fra i vari incontri svoltisi in Italia l’11 Febbraio assume particolare rilevanza quello organizzato al Policlinico Universitario Gemelli – uno dei centri migliori che il Paese vanta – dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Un tentativo di mescolare umanità e scienza, non solo a parole ma in termini di strategia. Da anni i temi della centralità del paziente e del rispetto del dolore sono entrati a far parte della teoria Medica e sono propugnati in qualità di cardini dagli Organismi Scientifici Internazionali, in tutti i campi. Ma non sono ancora entrati nella pratica, e la cosa diventa visibile laddove al Malato in questione rimane la forza di denunciare le mancanze facendo valere i suoi diritti : il diritto alla normalità, al rispetto della privacy, dell’identità, al consenso informato, al rispetto del dolore, a poter decidere quali cure intraprendere e quali rifiutare, il diritto all’assistenza pubblica e domiciliare, tutte pratiche nient’affatto nuove secondo i protocolli Europei ma assolutamente e vergognosamente “innovative” per quanto riguarda la realtà Italiana, specie in alcune Regioni i cui ammalati non hanno meno diritto degli altri ad essere curati adeguatamente. Eppure la gestione locale e centrale sembra spesso sorda a determinate direttive. E non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire il dolore dell’altro.

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