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25 febbraio 2011

Università di Verona : Roboetica

Se i robot dovessero un giorno diventare intelligenti e sensibili, quasi quanto gli umani, potremmo continuare a considerarli semplici macchine, come lavatrici o automobili? Questa è una delle tante domande che mette in primo piano l’etica nell’interazione uomo-macchina. Queste tematiche saranno affrontate da Giuseppe O. Longo, professore emerito dell’università di Trieste, durante un seminario organizzato dalla facoltà di Scienze Matematiche (Strada Le Grazie, 15) lunedì 28 febbraio alle 16.30 in Sala Verde.

L’etica al tempo dei robot. Lo sviluppo della robotica, orientata a sviluppare delle macchine in grado di eseguire operazioni in autonomia, solleva importanti questioni riguardanti il modo di approcciarsi ai robot. “Dovremmo adottare atteggiamenti empatici e comprensivi, come nei confronti degli animali domestici? – si chiede Longo – E poi, quali comportamenti dei robot dovremmo tollerare, incoraggiare o vietare?”. Di fatto, così pensati, i robot alimentano un conflitto costante: in bilico tra autonomia parziale e natura artificiale, perché obbedienti alla programmazione umana. “Asimov – afferma Longo – definiva questi problemi “le leggi della robotica” cioè quelle che vietavano ai robot di compiere azioni dannose per gli esseri umani”.

Roboetica. Le leggi della robotica non sono realistiche anche se costituiscono un primo embrione di quella che viene definita “roboetica”.“Il concetto di roboetica si può declinare in almeno tre maniere – spiega Longo – il comportamento degli umani verso i robot, il comportamento dei robot verso gli umani e le conseguenze che ha la presenza dei robot sull’etica in generale, cioè sui comportamenti degli umani in genere. In questo ambito le previsioni si mescolano facilmente con la fantascienza.

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