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28 marzo 2011

Le arti marziali al CUS Cosenza

Il CUS Cosenza sorge, con le sue rosse pareti, tra le dolci colline di Arcavacata, poco prima dell’inizio del ponte Pietro Bucci e della “selva” dei cubi: un ambiente ideale per lo svolgimento di varie attività sportive.

In particolare, nelle palestre del CUS dell’Unical hanno attecchito perfettamente le arti marziali, le quali riescono ogni anno ad ottenere ottimi risultati: fiore all’occhiello è il taekwondo, ma vengono qui praticate con successo anche judo e ju-jitsu.

Dicevamo degli ottimi risultati degli atleti che praticano arti marziali al CUS Cosenza: ricordiamo l’en plein di medaglie dei ragazzi della squadra di taekwondo allenata dal maestro Sansone agli scorsi campionati regionali di specialità forme e le varie medaglie ottenute da tre studenti che praticano judo e lotta libera a livello nazionale e addirittura internazionale: i tre giovani, allenati dal maestro Metodi, sono Cristian Canturi (medaglia di bronzo ai campionati nazionali universitari di judo e medaglia di argento di lotta libera nello stesso campionato), Domenica Liporace (medaglia di argento ai campionati nazionali universitari di lotta libera e secondo posto nella Coppa Italia, sempre di lotta libera) e Ivaylo Metchkarov (terzo posto nella Coppa Italia di lotta libera e medaglia di bronzo al torneo internazionale di judo, svoltosi a Catania).

Non è un caso che il CUS cosentino dedichi tante energie e risorse umane e non a questo ambito di discipline sportive: arti marziali come il taekwondo, il judo, il ju-jitsu, nate nell’Estremo Oriente asiatico, non significano solo combattimento, agonismo e sport, ma anche e soprattutto autocontrollo e meditazione, avendo queste discipline un solidissimo sostrato culturale e filosofico: insomma, il fine delle arti marziali non è solo quello di praticare uno sport e apprendere delle tecniche di autodifesa, ma deve diventare un vero e proprio stile di vita, basato sulla stima di sé, sulla consapevolezza dei propri limiti, sul dominio di sé e sul rispetto degli altri. Emblematiche a tal proposito sono le parole di Wang Wei, un maestro di Kung Fu e Tai Chi, che disse: “Se mi accorgo che qualcuno mi guarda con odio, non reagisco. Mi limito a fissarlo negli occhi, avendo cura di non trasmettergli alcuna sensazione d’ira o di pericolo. E il combattimento, prima ancora di cominciare è già finito. Il nemico da battere è dentro di noi. Le arti marziali non significano violenza, ma conoscenza di sé stessi e degli altri”. E non si può evitare di citare le splendide parole di Jigoro Kano, in un certo senso il creatore del judo: “Il judo è la via più efficace per utilizzare la forza fisica e mentale. Allenarsi nella disciplina del judo significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l’addestramento attacco-difesa e l’assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico-spirituale. Il perfezionamento dell’io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituisce l’obiettivo ultimo del judo. Ju è un bellissimo concetto riguardante la logica, la virtù e lo splendore; è la realtà di ciò che è sincero, buono e bello. L’espressione del judo è attraverso il waza ( (Ndr) una sorta di codice etico e morale su cui deve basarsi il combattimento), che si acquisisce con l’allenamento tecnico basato sullo studio scientifico”.

Gli insegnamenti di questi grandi maestri sono stati appresi in pieno dagli istruttori del CUS: ed è sicuramente anche questa la ragione del successo degli atleti dell’Università della Calabria.

Alberto De Luca

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