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24 marzo 2011

Le tre giornate della cultura: il 26, 27 e 28 Marzo il mondo dello spettacolo si mobilita contro i tagli alla cultura

E’ il mondo dello spettacolo che, questo fine settimana, alza la voce per difendere i tagli selvaggi che hanno condannato la cultura italiana.
Ad organizzare la mobilitazione sono Federculture, Agis, Anci, Upi, la conferenza delle regioni e Fai, l’obiettivo è quello di sensibilizzare non solo i cittadini, ma anche i rappresentanti politici ed istituzionali sulle ripercussioni dei tagli al Fus, alle provincie e ai comuni, oltre che il blocco dei soldi regionali, come ad esempio la limitazione al 20% di quanto speso nel 2009 per mostre e promozione.

Fra le iniziative che verranno presentate oltre alla distribuzione di volantini e manifesti informativi , verrà proiettato lo spot “Divieto di cultura” nelle sale cinematografiche, incontri pubblici, sit-in di protesta, una giornata (il 27) di sciopero generale con relativa chiusura dei teatri, ma anche momenti di riflessione e di proposta.

Chiare e indiscutibili restano le otto richieste avanzate:
1)Affermare la centralità della cultura nelle politiche economiche e sociali nazionali come strumento reale e documentato di crescita civile ed economica;
2)assicurare livelli certi e adeguati di finanziamento del settore che ne permettano l’esistenza e lo sviluppo, iniziando dal reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo;
3)introdurre forme di incentivazioni fiscali per le donazioni a favore della cultura;
4)garantire il tax-credit e il tax-shelter al cinema, attraverso risorse pubbliche o coinvolgendo tutte le realtà che utilizzano il prodotto film e non gravando sugli spettatori e/o sulle sole imprese dell’esercizio cinematografico;
5)sostenere l’occupazione e lo sviluppo delle professionalità del settore, anche attraverso opportuni interventi formativi;
6)investire su una efficace valorizzazione e tutela del nostro patrimonio culturale ed ambientale, coinvolgendo anche gli enti locali;
7)promuovere i processi di modernizzazione nella gestione e nella produzione, anche sostenendo la creatività giovanile;
8)attuare politiche culturali di livello europeo.

Le prime vittime ci sono già state: la biblioteca di Storia Patria di Napoli (che ha chiuso) e la Nazionale di Firenze (che resta aperta solo mezza giornata), ma a rischio sono anche Cinecittà Luce, il teatro La Fenice di Venezia, il festival delle letterature di Mantova, la Fondazione Santa Cecilia di Roma.

Ma non saranno solo i luoghi della cultura a essere messi in discussione, ma anche 220 mila posti di lavoro per un settore che produce ogni anno 40 miliardi di euro, incidendo per il 2,6 per cento sul Pil nazionale.
Non bastano più le rassicurazioni verbali, in passato già disattese. Attendiamo atti concreti“, dice Roberto Grossi, presidente di Federculture. E, intanto, il 27 marzo il settore teatrale italiano non festeggerà la giornata mondiale del teatro.

Irene Cassaniti

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