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30 marzo 2011

Klapisch, il nuovo film “Ma part du gâteau

Cedric Klapisch
Cedric Klapisch

Cedric Klapisch

Il regista francese Cédric Klapisch torna in questi giorni nelle sale con Ma part du gâteau un film di denuncia sociale che intreccia i tratti della commedia a quelli del dramma.

Sulla scia della produzione precedente, Klapisch continua a fotografare la società di oggi, che si tratti di studenti alle prese con l’esperienza Erasmus (L’appartamento spagnolo 2002) o con i cambiamenti che la vita riserva allo scoccare dei trent’anni (Bambole Russe2005).

Questa volta si è proiettati nella vita di France (Karin Viard), operaia da più di vent’anni in una fabbrica di Dunkerque, nel nord della Francia, che viene improvvisamente licenziata insieme ad altre mille lavoratori. Tre figlie da crescere senza l’aiuto dell’ex marito, la sopravvivenza diventa difficile in una cittadina di provincia in cui il tentativo di suicidio di France sembra essere l’eterno pettegolezzo del giorno. Risoluta a voler trovare un lavoro, France va a Parigi entrando a servizio come donna delle pulizie di Steve(Gilles Lelouch), un trader scapolo, bello e ricco.

Una rappresentazione verosimile dei clichés che investono la provinciale, il cui accento e modo di vestire risulterebbero inconfondibili in mezzo ai parigini doc, e l’uomo d’affari senza scrupoli, che vive in un loft con tanto di sala fitness, alla Defense e che improvvisa viaggi a Venezia per conquistare una giovane e affascinante modella.

Ad unire i due universi apparentemente inconciliabili di France e Steve arriva il figlioletto di quest’ultimo, nato da una delle tante storie da una notte, che non sembra però destare l’interesse di un padre troppo preso dal proprio lavoro. E proprio mentre il film percorre la strada della conciliazione che lo spettatore ben conosce e troppo facilmente si aspetterebbe, Klapsch sperimenta la carta del risvolto imprevedibile, ma nemmeno poi tanto, lasciando tutto in sospeso.

Siamo lontani dallo sguardo che commuove di “Parigi”, film del 2008 di Klapisch; le due esistenze di Ma part du gâteau così ben delineate all’inizio del film, alla fine perdono consistenza, restando quasi abbandonate, fino a non lasciare più nessun segno. Non ci si commuove, si rimane indifferenti e poco soddisfatti per questo “non esisto” volontariamente ricercato ma poco convincente.

Benedetta Michelangeli

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