• Google+
  • Commenta
5 marzo 2011

Quando la protesta diventa pretesto

Anche l’ Università della Calabria negli ultimi anni, si è mobilitata contro le riforme attuate che hanno modificato l’assetto e l’ organizzazione degli atenei italiani, non ultima in ordine di tempo la Riforma Gelmini.Anche l’ Università della Calabria negli ultimi anni, si è mobilitata contro le riforme attuate che hanno modificato l’assetto e l’ organizzazione degli atenei italiani, non ultima in ordine di tempo la Riforma Gelmini. A muoversi sopratutto gli studenti, o meglio una parte della popolazione studentesca.

Le ragioni che hanno innescato la protesta, sono pienamente condivisibili. La riforma Gelmini ha semplicemente dato il colpo di grazia al sistema universitario italiano, che già dall’attuazione della riforma Berlinguer ha perso di prestigio e di qualità. Pienamente d’accordo dunque suoi moventi che hanno spinto a manifestare il proprio dissenso. Non sono altrettanto condivisibili i metodi adottati, in riferimento alle azione dimostrative attuate nell’ateneo calabrese.

La cosiddetta “Onda calabrese”, difatti, ha sfruttato a proprio vantaggio la situazione caotica che si è generata. Anzitutto, il dissenso doveva esser espresso diversamente. Non si tratta infatti di una questione di appartenenza politica, di lotta politica, di opposizioni di ideologie, pertanto lo sventolamento di bandiere di questo o quel partito, o addirittura l’esibizione di tessere politiche è apparsa ridicola e senza senso logico, sopratutto perché ha allontanato molti studenti, che non avevano nessuna intenzione di essere etichettati come appartenenti a una certa parte politica come ad un’altra.

Spesso inoltre, si sono usate parole come meritocrazia, democrazia, partecipazione, scelte condivise, ma nei fatti, i ragazzi dell’ “onda calabra”, hanno mostrato insofferenza,atteggiamenti proditori e anti-democratici,sopratutto quando qualcuno esprimeva un’opinione diversa dalla loro. Emblematico a tal proposito un episodio: durante le prime fasi della protesta due ragazzi, hanno preso la parola ma sono stati zittiti e costretti a non proferire più parola alcuna.

Inoltre il vento di protesta è durato nella prima fase lo spazio di qualche mese, il tempo cioè per consentire all’ “onda” di acquisire consenso e presentarsi alle elezioni studentesche. Ottenuta la rappresentanza di colpo il movimento si è dissolto. Hanno mostrato scarsa coerenza, loro che da sempre, si dicono contrari alla rappresentanza studentesca, identificando in essa un male da estirpare, poiché corrotto e compiacente verso il potere.

Infine ciò che fa più rabbia e vedere questi veterani dell’ università agire nell’ombra, perché anche loro sono sotto scacco dei potenti. Dietro di loro lavorano come burattinai uomini che in passato hanno agito nelle fila di alcuni partiti politici. Loro dunque, che si dicono liberi, sono in catene. Ad affermare ciò è uno , il sottoscritto che ha partecipato alla protesta e che per le ragioni sopra elencate se ne è distaccato. Ognuno è libero di manifestare, dissentire, e proporre modelli alternativi, ma senza ipocrisia ,senza trasformare la protesta in pretesto per agire per il proprio tornaconto.

Vincenzo Amone

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy