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7 marzo 2011

Silicon Valley no more: non ci saranno altri addetti scientifici italiani nella “Valle del Silicio”

Tagli alla ricerca scientifica. Scaduto il mandato dell’addetto scientifico Terenzio Scapolla, il governo nostrano decide non affidare l’incarico ad altri

Decisione giusta o sbagliata? La scelta del governo italiano solleva non pochi interrogativi. Silicon valley è sinonimo di innovazione, avanguardia, modernità e futuro, e la decisione di non avere più alcun rappresentante tricolore a collaborarvi contrasta notevolmente con le scelte degli altri Paesi europei.L’Italia elimina l’unico addetto scientifico presente nella zona; la Francia invece ha quattro rappresentanti, il Regno unito due, l’Olanda tre, la Svizzera addirittura tredici, e anche Spagna, Austria, Finlandia, Repubblica Ceca e Irlanda, nonostante la precarietà delle proprie risorse finanziarie, non rinunciano ad avere almeno una presenza specializzata nella Silicon Valley.

Perché la famosa valle, regno dell’innovazione tecnologica, non è all’avanguardia solo nel settore informatico, ma anche in quello farmaceutico, biogenetico e cinematografico, per citarne alcuni. E gli studiosi nostrani hanno messo in risalto più volte il proprio talento: Federico Faggin, l’inventore del primo micro-chip brevettato dalla Intel, di recente ha ottenuto una medaglia presidenziale da Barack Obama; Roberto Crea è l’inventore dell’insulina artificiale e uno dei pionieri del gruppo Genentech.

Si potrebbe evidenziare che in questo modo si ostacola la “fuga dei cervelli” verso gli States, e si cerca di far restare in terra nostrana le menti brillanti partorite dalla penisola. C’è un problema però: l’Italia non dispone di strutture, macchine e finanziamenti sufficienti a soddisfare la ricerca scientifica, come evidenziato da diversi ricercatori italiani a gennaio, quando un team di parlamentari nostrani ha proposto ai ricercatori italiani residenti all’estero di rientrare in Patria, garantendo fondi, progetti e agevolazioni fiscali.

E non solo; i ricercatori che sono andati via l’hanno fatto perché in Italia non erano soddisfatti. Quello che manca al nostro Paese è il giusto senso di meritocrazia. A nessuno piacerebbe rientrare in patria ed essere visto come rivale che viene dall’estero e lavorare in un’azienda nella quale il dirigente occupa quella posizione solo perché é il figlio del proprietario.

Un altro passo falso di un sistema che, invece di aprirsi mentalmente e globalmente, tende a chiudersi su se stesso.

Marilena Grattacaso

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