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15 aprile 2011

“Bevendo s’impara”, lo dice l’University of Texas

Il professore Hitoshi Morikawa, docente e ricercatore dell’”University of Texas at Austin”, ha condotto uno studio che ha portato a un risultato paradossale e inaspettato. Secondo la sua ricerca, l’assunzione di una quantità di alcol etilico non esagerata, “stimola l’apprendimento e la memorizzazione dei ricordi nel nostro subconscio”.Secondo il lavoro svolto da Morikawa, questo pregio finora sconosciuto dell’alcol, può aiutare nello studio.

Ma non è tutto oro quel che luccica, recita un antico proverbio. Non dobbiamo farci ingannare infatti dall’opportunità di farci aiutare nello studio dall’alcol, anche se per alcuni la possibilità di essere assistiti da tutor quali “Jack Daniel’s” o “Johnnie Walker” potrebbe rappresentare un considerevole miglioramento della media dei voti riportati sul libretto universitario.

Sempre secondo la ricerca svolta nell’Ateneo texano, infatti, questa capacità d’apprendimento offerta dall’alcol sarebbe un’arma a doppio taglio. Fra le nozioni che il nostro cervello immagazzina, ce n’è anche una pericolosa: l’alcol è piacevole. Il ricordo delle sensazioni dovute al rilascio della dopamina (l’”ormone della gratificazione”, quello che favorisce un senso di relax in chi beve) dovuta all’assunzione di alcol, è quello che trova meno difficoltà nel radicarsi.

Questo convincimento aumenta con lo svuotarsi dei bicchieri e arriva al punto di modificare il nostro cervello e aumentare sempre più la nostra voglia di bere. L’alcolismo è dunque innescato dalla nostra memoria.

C’è un’altra parte della memoria che viene intaccata negativamente dall’alcol: la memoria vigile. Per renderci conto di questo effetto collaterale, basta considerare il fatto che, da ubriachi, ci si dimentica facilmente dove si è posteggiata la macchina e si inciampa spesso in vuoti di memoria.

Insomma, mi dispiace deludere quanti, leggendo le prime righe questo articolo, si sono subito messi all’opera contattando gli amici per organizzare un brindisi al professore Morikawa, ma a quanto pare il gioco non vale la candela.

I dati certi che possiamo estrapolare da questa ricerca sono due: quando un vostro amico vi dice che “sta bevendo per dimenticare” sta sbagliando di grosso, e bisogna bere con moderazione per non rischiare di cadere nell’alcolismo.

Ma il risultato più importante è rappresentato dal fatto, che secondo l’autore dello studio, le sue scoperte potranno aiutare i ricercatori a trovare cure efficaci per le vittime della dipendenza da sostanze alcoliche.

Alessio Testa

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