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14 aprile 2011

Corso di laurea in Conservazione dei beni culturali

Una laurea fantasma e 20 mila giovani laureati alla ricerca della propria identità professionale. Dopo la laurea sarà doppiamente difficile per chi ha scelto tale percorso trovare lavoro. Un corso di laurea che ha sfornato e illuso ” dottori ” senza futuro. Un plebiscito di giovani che non puo’ non essere ascoltatoPerchè creare un corso di laurea se successivamente non c’è nemmeno un’albo professionale che tuteli le figure specifiche, nelle quali ci si possa rispecchiare? L’italia, ex “bel paese”!

C’e’ un corso di laurea in Universita’, quello in Conservazione dei beni culturali, con circa 20.000 laureati sul territorio nazionale e migliaia di matricole, creato per rispondere alle esigenze del Paese piu’ ricco di opere d’ arte in Occidente. Il corso ovunque ha trovato un riscontro enorme e sembra fosse destinato a rivitalizzare le facolta’ umanistiche un poco emarginate dai processi di sviluppo della nostra societa’ .
Tutto bene? No, affatto. Questo corso di laurea è stato ed è una spina nel fianco per la maggior parte dei laureati e rischia di diventare un mega contenitore che fabbrica disoccupati. Perche’? Cosa direste se le facolta’ di Medicina e Chirurgia o di Ingegneria, formassero giovani che pero’ non avranno sbocchi professionali in quanto solo i farmacisti sono ammessi a curare i malati e gli economisti a progettare le grandi strutture? Assurdo? Non da noi.
Cosi’ la storia va raccontata. E raccontata subito perche’, entro tre anni, coloro che sono ancora studenti in corso ,laureandosi, saranno probabilmente inseriti nel macro contenitore di cui vi parlavo. Disoccupati. E non importa se avranno sostenuto 24 esami, di cui 17 specialistici e dunque di ambito archeologico, musicale, archivistico, biblioteconimico librario, storico artistico.

Al loro posto, nei musei, biblioteche, archivi, pinacoteche potranno andare i laureati magari con un solo esame specialistico o laureati in Giurisprudenza o Economia. Ma diamo qualche elemento in piu’ al lettore. I musei, in Italia, sono circa 3.500, di questi circa il 25 per cento sono statali, un 10 per cento universitari, il resto comunali, provinciali, regionali, ecclesiastici.

I bandi di concorso molte volte sono costruiti ad personam, e’ inutile nasconderlo, si spiega, cosi’, il perchè di una laurea anche non specifica. Quanto alle commissioni giudicatrici, pure queste sono pensate ad hoc; cosi’, se un membro esterno alle amministrazioni locali viene cooptato, il piu’ delle volte prende atto della situazione e lascia correre in silenzio. In questo modo, ogni anno, vengono sprecati numerosi posti.

Sprecati perche’ i non specialisti nulla o pochissimo sanno di conservazione, di gestione del patrimonio, e meno ancora delle opere che dovrebbero custodire, promuovere, studiare. Ma esiste una strategia ancora piu’ raffinata per assumere un direttore di museo senza che sia possibile dall’ esterno controllare la situazione. Cosi’ non si bandisce il posto da direttore, ma semplicemente da impiegato di VII o VIII livello, che e’ un posto per diplomato o per laureato con laurea non specifica.
La commissione d’ esame e’ tutta interna all’ Ente: vince chi “deve” vincere, quindi magari un paio di anni dopo si bandisce un concorso interno alla struttura per il posto da conservatore del museo o biblioteca, facendo valere come titolo il fatto che la persona ha gia’ ricoperto ufficiosamente la carica negli anni precedenti.
In questo modo si eludono pericoli di concorrenti preparati e quindi pericolosi, insomma dei laureati in Conservazione dei beni culturali. Cose del genere in Europa sono impensabili: ovunque sono richieste laurea e specializzazione per dirigere le strutture museali. Dunque come mettere ordine in questa situazione? Serve un solo, banale provvedimento quadro, un provvedimento che la Commissione congiunta nominata dal ministero dell’ Universita’ e dal ministero dei Beni Culturali e presieduta da TULLIO GREGORY anni fa, aveva sollecitato come urgentissimo: il ministero della Funzione Pubblica deve emanare una norma che imponga il possesso di una laurea specifica, quella in Conservazione dei beni culturali, e la specializzazione, per qualsiasi posto direttivo in musei, biblioteche, archivi in Italia.
E ancora la laurea per posti di tecnici specialisti. Insomma basterebbe che passasse questa norma quadro che non ci costa nulla per riportare le figure guida delle strutture della conservazione . dai 1.200 ai 1.500 posti in tutta Italia ogni anno, si calcola . a un livello scientifico comparabile con quello europeo. Dovrebbero ,ancora, stabilire per norma che, per lavori di schedatura e catalogazione e per la didattica nei musei, fossero impiegati solo e soltanto laureati con laurea specifica e possibilmente degli specializzati, e che, comunque, in ogni concorso pubblico a posti di ruolo, fossero presenti, come giudici, soprintendenti e professori universitari, i soli che possano garantire una corretta selezione fra i candidati. Ultimo: intanto che le migliaia di laureati in Conservazione attendono un decreto che li tuteli e garantisca, deve essere comunque mantenuta ai giovani la possibilita’ di accedere alle classi di concorso per l’ insegnamento nelle scuole medie e superiori visto, fra l’ altro, che il loro curriculum (24 esami) e’ certo molto piu’ gravoso di quello del corso di laurea in Lettere. Insomma, se non si apre agli specialisti l’ accesso ai musei, almeno li si faccia insegnare!.
Da sei mesi è nato un sindacato La cislFelsa cultura a tutela di “coloro che lavorano o che tentano di lavorare per e nell’ambito della cultura “; ai quali non viene fatto quasi mai un contratto a norma,perchè ahime, molte delle figure professionali che fuoriescono da tali corsi di laurea non esistono nel mondo del lavoro o sono poco considerati .

Rossella Dello Iacono

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