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24 aprile 2011

Integrazione e Informazione. Auguri e una speranza di pace

Pasqua deriva dal latino pàscha, ed è una festa fondamentale della liturgia cristiana, in quanto si festeggia la resurrezione di Gesù Cristo.
Festività che nasce in Palestina come le tre religioni monoteiste e che richiama una forte contraddizione che vede da un lato la Pace del Signore e dall’altro la guerra dell’uomo. Ormai è da sempre che il Medio Oriente vive la guerra per il territorio, la religione e a causa dell’irrefrenabile voglia di potere dell’uomo. “Israele, ex Palestina, è un territorio in cui si sono concentrate un pò tutte le etnie, è un Paese che da sempre è in guerra e purtroppo anche il razzismo è presente. Tutto ciò è una contraddizione, proprio nei Paesi che sono la culla delle varie culture religiose c’è la guerra “. Così ci racconta Rahal Fares, ragazzo israeliano che studia in Italia.

Rahal Fares è un ragazzo di ventidue anni israeliano e originario di Nazareth, da papà israeliano e mamma americana. Il suo sogno è diventare medico per poter aiutare il prossimo ed è questo il motivo per cui si trova in Italia da tre anni. Vive in un paese vicino l’Università di Salerno, dove è iscritto alla Facoltà di Medicina. La sua arma vincente? La volontà e l’essere socievole.

Da quanto tempo sei in Italia e perché hai scelto di venire in questo Paese?

Io sono in Italia ormai da tre anni e sono venuto qui per poter studiare medicina. Ho scelto l’Italia perché nel mio Paese, Israele, la laurea italiana è considerata un qualcosa di molto importante, ti permette di avere un certo tono, infatti molti medici israeliani hanno studiato medicina in Italia e poi l’Università italiana, rispetto alla nostra è meno costosa. L’Università Israeliana è purtroppo alla portata di poche persone. E’ quasi tutto privato e le tasse sono costosissime quindi non è una realtà accessibile a tutti. Ho scelto l’Università di Salerno perché in questa città ho frequentato il corso di cultura italiana in modo da poter imparare la lingua.

Come mai la scelta di medicina?

Diventare medico per me è un sogno che si realizza. Non aspiro a diventarlo per un fattore economico bensì per la possibilità che ti offre tale mestiere, ovvero, aiutare gli altri. Io sono al terzo anno di medicina quindi viviamo in un certo senso già l’ospedale per il tirocinio e quando vedo le persone star male, io automaticamente penso che queste persone potrebbero essere dei miei parenti, mi immedesimo nei familiari dei pazienti, perché so che ciò che sta accadendo a loro potrebbe succedere a me e anche io vorrei qualcuno che possa aiutare me e chi sta male a riprendersi.

Come vivi l’Università italiana?

Mi sono integrato benissimo nell’Università italiana. Sono una persona socievole e questo mi aiuta, quindi ho fatto subito amicizia con i miei colleghi universitari. Non trovo molte differenze tra noi e i ragazzi italiani, anche in Israele siamo molto ospitali. A livello universitario, seguo sempre i corsi e molto spesso mi fermo a studiare in biblioteca. Certo, per me è più difficile rispetto ai miei colleghi italiani, devo studiare il doppio per via della lingua, una frase devo rileggerla necessariamente più volte per poter capire bene il significato però, non esiste un qualcosa che può fermare la volontà.

Hai riscontrato pregiudizi nei tuoi confronti da parte di docenti o altri studenti?

Purtroppo all’inizio un professore sottolineava spesso il mio essere straniero quasi come se avessi voluto rubare il lavoro agli italiani. Fortunatamente non sono accaduti episodi spiacevoli anzi, lo stesso professore poi mi ha fatto i complimenti perché ho imparato abbastanza bene la lingua in così poco tempo, dovendo anche imparare i termini scientifici della nostra Facoltà. Quindi anche lui si è ricreduto forse conoscendomi meglio.


Pensi di tornare nel tuo Paese terminati gli studi?

Terminata l’Università, tornerò in Israele e ho intenzione di svolgere lì la professione di Medico, io vorrei diventare endocrinologo, internista. Vorrei riunirmi alla mia famiglia che fa tanti sacrifici per mantenere gli studi fuori casa e che mi sta aspettando. Anche per questo io sento la responsabilità di portare a casa un risultato perché so che nonostante la soddisfazione di avere un figlio che studia medicina in Italia, mi stanno aspettando con ansia, ripongono in me tante aspettative. Io sono il primo di cinque figli, ci tengo a dare il buon esempio ai miei fratelli e a fare una bella esperienza.

Che significato ha per voi la Pasqua? Come la festeggerai?

Io sono musulmano. Nella mia religione non c’è la Pasqua come festività. Io però quest’anno la festeggerò insieme ai miei vicini di casa, una famiglia italiana che mi tratta come se fossi un loro figlio, con il loro affetto mi fanno sentire a casa.

Serena Valeriani

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