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2 aprile 2011

“Mettersi in proprio: Impresa possibile!”

“Faber fortunae suae”. Chi di voi non avrà sentito negli anni di liceo questo proverbio latino. Magari un modo elegante con il quale il docente ci invogliava a studiare di più per incrementare i voti della nostra pagella. Sicuramente sì!!!

Questo però è anche un proverbio che serve soprattutto nella vita. Già perchè in ogni cosa che l’uomo è chiamato a fare deve metterci passione, ingegno e conoscenza. 3 elementi cardini senza i quali non si va lontano. L’adolescente ed il ragazzo maturo deve conoscere le realtà circostanti perchè è da essi che si prende lo spunto per pensare o meglio creare qualcosa di positivo che possa migliorare la vita tanto del singolo che della collettività.

L’attualità di questo discorso, la si è potuta capire anche grazie ad un seminario che si è svolto il giorno 31 marzo 2011 all’Università degli Studi di Lecce. “Mettersi in propri: Impresa possible!“.

E’ su questo tema che dopo aver ascoltato i relatori i dott.ri. Riccardo Favale e Stefano d’Errico, i ragazzi sono intervenuti con le loro curiosità e spunti critici.

Nel nostro discorso dice il dott. Favale si è messo in luce il discorso legato al mondo imprenditoriale. Un mondo questo fatto sia che di ombre che di luci. Basta poco per salire alla ribalta, e conquistarsi il centro del palcoscenico. Allo stesso modo però con investimenti sbagliati si può cadere in gravi dissesti economici che spesso non consentono di portare avanti l’attività lavorativa. Quello che è stato prospettato ai ragazzi, è una visione concreta e attuale del mondo imprenditoriale. Ogni uomo può essere imprenditore. Per svolgere però con soddisfazione questo lavoro, però, c’è bisogno di conoscenza continua delle dinamiche del mercato, e tutti gli investimenti devono essere fatti tenendo sempre conto del bilancio e della portata di utenti di cui ogni azienda può fregiarsi. L’investimento è legato al gradimento del consumatore per questo ogni imprenditore deve scandagliare le preferenze di ognuno di loro con oculatezza e raziocinio senza lasciarsi trasportare anche da fattori emotivi e passionali“.

Marco Cristofaro

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