• Google+
  • Commenta
9 aprile 2011

Un gene ci rende più golosi

Era il 1984 quando il cantautore Fabio Concato raccontava attraverso la canzone “Rosalina” l’amore che provava per una donna ghiotta di dolciumi. La canzone parlava della povera Rosalina, la quale nonostante si sforzasse a buttar via parte di quei “novanta chili di libidine e bontà” attraverso interi pomeriggi passati pedalando con la bicicletta, vedeva vanificarsi i propri sacrifici di fronte alla tentazione dei gustosi bignè.

Il languore della donna descritta da Concato era probabilmente causato da un gene, che in alcune persone funziona in maniera eccessiva e scorretta. Alcuni ricercatori dell’Università di Goteborg (Svezia) hanno infatti dichiarato attraverso un articolo comparso sulla rivista scientifica PLoS ONE che la voglia di alimenti dall’alto contenuto zuccherino è dovuta al malfunzionamento di un gene.

I ricercatori hanno eseguito un’indagine su 579 volontari. Si è notato che fra questi, i soggetti con un anomalo funzionamento del gene che controlla la grelina sono maggiormente attratti rispetto alle persone comuni, da alcuni dei tabù che si crea ogni persona che segue una dieta: i dolciumi, le bevande alcoliche e gli alimenti ricchi di zuccheri. La grelina è l’ormone che regola l’appetito.

Per controllare se quello emerso dall’indagine fosse effettivamente un dato esatto, i ricercatori svedesi hanno deciso di portare avanti il proprio lavoro, attraverso degli esperimenti in laboratorio. I ricercatori hanno bloccato la produzione di grelina in alcuni topi. Questi animali non venivano affatto attratti dagli alimenti ricchi di zuccheri. Il funzionamento della grelina è già noto da tempo, e –come hanno ricordato i ricercatori nel loro articolo- il suo studio può consentire la scoperta di valide soluzioni a alcune dipendenze.

Sono già state sperimentate terapie che, attraverso un’azione mirata a modificare l’attività del gene che controlla la grelina, permetterebbero di ridurre la dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti. La dottoressa Elisabet Jerlhag (ricercatrice dell’Accademia Sahlgrenska) ha spiegato nell’articolo che le dipendenze sono da considerarsi malattie sotto ogni aspetto, e che perciò vanno curate come tali.

Alessio Testa

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy