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3 Maggio 2011

Come l’acqua per gli elefanti

Arriva tra pochi giorni nelle sale italiane l’adattamento cinematografico del romanzo del 2006 di Sara Gruen, Acqua agli elefanti, un film che, pur vedendo la presenza di attori importanti come Christoph Waltz, non riesce ad ingranare, scadendo spesso nel comico involontario e non andando oltre una buona fotografia e degli ottimi costumi.

Francis Lawrence, regista di Constantine (2005) e Io sono leggenda (2007), due tra i film meno riusciti degli ultimi dieci anni, si cimenta questa volta con un film d’amore drammatico ambientato durante la grande depressione all’interno di una compagnia circense itinerante, dove Jacob Jankowski (Robert Pattinson), un giovane aspirante veterinario incaricato di occuparsi degli animali del circo, si innamora della giovane Marlena (Reese Witherspoon), moglie del possessivo e crudele proprietario della compagnia (Christoph Waltz), e decide di intraprendere con lei una difficile e pericolosa storia d’amore.

Dopo un buon inizio pieno di ritmo la pellicola si affloscia improvvisamente e quasi subito rimane a corto di cose da dire facendo sprofondare lo spettatore in uno stato di apatia che forse non aveva previsto. Il mondo del circo è qui solo un mero pretesto per raccontare l’ennesima storia strappalacrime che ricalca in tutto e per tutto la struttura di Titanic (1997), e i personaggi stereotipati e privi di introspezione psicologica peggiorano la situazione, facendo scivolare stancamente la visione verso un finale troppo veloce e ridicolo, totalmente privo di pathos.

Robert Pattinson, star di Twilight (2008), non riesce a calarsi nel ruolo, ammicca al pubblico femminile guardando nel vuoto con occhi sognanti da divo e dimostra di non essere ancora pronto per un film più adulto. Lo stesso si può dire di Reese Witherspoon, completamente fuori luogo e incapace di interpretare con convinzione la storia d’amore tormentata col bel Jacob facendola risultare stucchevole e inverosimile.

Delude anche il premio oscar Christoph Waltz, che non cambia di un millimetro la sua interpretazione rispetto a quella notata in Bastardi senza gloria (2009), e che carica troppo il suo personaggio di un sadismo fuori luogo, diventando cosi la caricatura di se stesso. Si salvano solo il grande Hal Holbrook, visto di recente in Into the Wild – Nelle terre selvagge (2007), che qui interpreta il vecchio Jacob che racconta l’intera vicenda, e l’elefantessa Rosie, principale attrazione del circo, protagonista di alcune scene toccanti e capace di risvegliare la dolcezza insita nello spettatore annoiato.

Tra uno sbadiglio e l’altro, uscendo dalla sala ci si chiede verso quale tipo di pubblico sia rivolta questa pellicola e quale messaggio voglia trasmettere. Di certo si è consapevoli di aver assistito ad un’opera mediocre di un regista mediocre che forse dovrebbe cambiare mestiere o scegliere meglio gli attori dei suoi film.

Gabriele di Grazia

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