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6 Maggio 2011

Il nuovo ordinamento delle università dopo la legge N. 240/10

La legge n. 240/10 del 30 dicembre 2010 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario) entrata formalmente in vigore il 29 gennaio 2011,sta modificando radicalmente tutto il sistema universitario.

È anche nota come disegno di legge S. 1905. È stato approvato dal Senato il 29 luglio 2010 ed, in forma modificata, il 30 novembre 2010 dalla Camera.
Definitivamente,poi,la legge è stata approvata in terza lettura dal Senato il 23 dicembre 2010 ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 14 gennaio 2011 come 240/10.

Il disegno di legge ha suscitato le proteste di molte componenti universitarie. Possiamo ricordare a Ginevra quelle di un gruppo di ricercatori, studenti e dottorandi italiani che lavoravano al Cern di Ginevra, uno dei più grandi laboratori di fisica nucleare, che si trova sul tetto del building dell’amministrazione centrale.

Sempre a “difesa” dell’università pubblica anche dei ricercatori, che annunciarono la loro indisponibilità a carichi didattici non obbligatori, causando in molti casi lo slittamento dell’inizio delle lezioni,hanno contribuito alle proteste.

Non si possono non menzionare,inoltre,categorie di docenti e, soprattutto studenti che si orientarono verso forme di protesta più eclatanti, come l’occupazione simbolica di monumenti e tetti di edifici.

Parlando di giornate di mobilitazione quelle del 14 dicembre e del 21 dicembre 2010 vengono subito alla mente,mentre come protagonisti di esse spiccano ricercatrici e i ricercatori della Rete 29 Aprile i quali aderiscono anche allo sciopero generale del 6 maggio.

Le ricercatrici e i ricercatori sono prima di ogni altra cosa dei lavoratori e, con lo sciopero del 6 maggio ribadiscono la propria ferma opposizione agli attacchi sferrati al mondo e ai lavoratori della conoscenza,ribadiscono il proprio no all’imposizione di un modello insostenibile, inaccettabile e autoritario alla società tutta e all’Università pubblica come sua parte centrale e nevralgica.

Limitazione della libertà e dell’autonomia dell’insegnamento e della ricerca, istituzionalizzazione e allargamento del precariato sono tra le cose che si contestano;l’attacco all’Università nel suo insieme, come comunità composta da professori, ricercatori, personale tecnico amministrativo, ricercatori precari, dottorandi, assegnisti e studenti ha una sua ratio: mira ad evitare lo smantellamento dell’intero sistema educativo pubblico.

Dunque,lo sciopero di questa giornata costituisce espressione del rifiuto alla concentrazione del potere decisionale nelle mani di pochi senza l’introduzione di meccanismi di controllo e di responsabilizzazione del loro operato, all’ossessiva politica di tagli alle risorse, alla progressiva privatizzazione delle pubbliche Istituzioni.

Roberta Nardi

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