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13 Maggio 2011

Mtv sensibilizza i giovani al voto

Pur essendo una sfiducia attraverso cui l’intera politica mondiale va a scontrarsi, la disillusione cittadina nei confronti del voto è ormai una realtà più che preoccupante.

Attraverso le statisctiche è stato possibile tracciare un diagramma che mette in luce l’indifferenza del popolo nei confronti delle urne. Al primo voto, i ragazzi di età compresa fra i 18 e i 24 anni si dichiarano interessati e militanti nei confronti della politica, rappresentando quindi la fascia demografica votante più cospicua.

Mentre, lo stallo degli under 35, pur rappresentando il 30% del corpo elettorale, viene registrato in forte sottorappresentanza, sia nelle istituzioni locali, che in quelle nazionali.

MTV, il network televisivo diretto ai giovani, promuove una campagna di sensibilizzazione diretta alla diffusione dell’importanza del voto, inteso sia come affermazione della libertà cittadina, così come della conferma di un ruolo attivo da parte del popolo nella costruzione di un futuro, che passi per primo dalle opportunità che i giovanni hanno diritto di valorizzare e potenziare.

Un futuro quindi fatto dai giovani per i giovani è la bellissima utopia che Mtv cerca di rendere effettiva, estirpando il potere alle classi dirigenziali e sovverchiando quel detto che, da qualche anno a questa parte, ha condraddistinto il nostro paese come “Un paese per di vecchi”.

La campagna lanciata e sostenuta da uno dei canali televisivi più famosi al mondo, è senza dubbio interessante, ma va a cozzare con determinate realtà che, purtroppo, invalidano soprattutto gli studenti universitari fuori sede.

Qualsiasi elezione si presenti, com’è risaputo, lo studente universitario è tenuto a votare esclusivamente nella sua regione d’appartenenza. Egli è quindi costretto ad abbandonare i propri impegni, per recarsi al seggio elettorale della città nella quale viene registrato come residente.

Un piccolo inconveniente, che potrebbe comunque essere risolto in pochi giorni, se solo lo Stato riuscisse ad essere efficiente e a spendere diligentemente i contributi statali, che ciascun cittadino versa a beneficio del popolo-nazione.

Per l’elettore universitario che viaggia verso il seggio elettorale della protpia città d’appartenenza, è previsto un rimborso del 60%, applicabile esclusivamente per i treni regionali e i treni espressi.

Ben consci del pessimo servizio offerto dalle ferrovie dello stato, un servizio che si distingue per sporcizia, ritardi, lentezza e, specie al sud, per scarsa copertura del territorio, ebbene, per lo Stato italiano, l’incentivo offerto ai giovani, applicabile esclusivamente a due delle tipologie di treno più esecrabili del mondo civilizzato, dovrebbe rappresentare un contributo più che valido per invogliare i giovani ad esercitare il primo diritto e dovere di ogni cittadino, il voto.

Per noi studenti, molti dei quali disillusi verso la reale e concreta possibilità di un cambiamento all’interno della sfera parlamentare tramite il voto, il rimborso spese pari al 60% non è assolutamente teorizzabile, nemmeno nel migliore dei mondi possibili, come un supporto e un aiuto.

Soprattutto quando si è consapevoli di dover affrontare 15 e più ore di viaggio, all’interno di vagoni puzzolenti, lenti, infestati dai topi, pieni fino all’inverosimile, dove si manifesta perennemente un guasto all’aria condizionata, costringendo i passeggeri all’eccessivo caldo d’estate e allo sproporzionato freddo d’inverno.

Ebbene, se già la sfiducia nei confronti di questa Italia, in merito all’effettiva importanza del voto, si rivela molto alta, di sicuro la sua rete di trasporti non incentiva di certo lo studente a recarsi alle urne.

Sebbene non risolta, la situazione sarebbe di certo molto più tollerabile se l’incentivo statale del 60% verrebbe esteso a tutti i treni, comprese le alte velocità, uniche reti di trasporti ferroviarie che si distinguono dalla confusa e imbarazzante nebbia nauseabonda, rappresentata dal resto delle vie ferroviarie.

Serena Calabrese

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