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7 Maggio 2011

Un aiuto per i malati di Parkinson: la neuromodulazione a Unicatt

Un aiuto per i malati di Parkinson
Un aiuto per i malati di Parkinson

Un aiuto per i malati di Parkinson

Si è svolto lo scorso 6 maggio, presso l’Aula Brasca del Policlinico universitario Agostino Gemelli, il convegno per un aiuto per i malati di Parkinson.

Incontro annuale sulla neuromodulazione nella malattia di Parkinson, in cui specialisti di alcuni tra i maggiori centri italiani hanno fatto il punto sull’efficacia di questa metodica, indicando anche i progetti di ricerca oggi in corso nel campo della neuromodulazione.

A promuovere l’incontro scientifico è stata l’ Unità Operativa di Neurochirurgia Funzionale e Spinale del Gemelli, diretta dal Professor Mario Meglio.

In italia sono purtroppo più di 200.000 le persone affette dal Parkinson, con ben 8-12 mila nuovi casi all’anno.

Il Parkinson è una grave malattia degenerativa, progressiva e cronica che porta alla morte di gruppi cellulari del cervello. La riduzione della mobilità (acinesia), rigidità e tremore sono i sintomi principali della malattia. I farmaci consentono di controllare la sintomatologia a breve e medio termine, ma con la comparsa a lungo termine di effetti collaterali si crea la riduzione progressiva del periodo di efficacia della terapia. In questi diventa di notevole importanza la terapia chirurgica di neuromodulazione. Questa tipologia di terapia è stata introdotta oltre vent’anni fa, è in grado di facilitare il movimento e modularne le funzioni alterate, attraverso mezzi chimici o fisici, in genere con le stimolazioni elettriche.

Argomento importante del quale si è approfondito i vantaggi e gli svantaggi è stato la neuromodulazione su differenti aree cerebrali: dalla stimolazione del nucleo subtalamico, a quella del globo pallido o del peduncolo pontino. Il prof. Meglio ha spiegato che queste aree si trovano nella profondità del cervello e vengono raggiunte mediante una particolare tecnica detta stereotassica che permette, grazie a un casco e un computer, di raggiungere con precisione millimetrica la zona da stimolare.

Beatrice Cioni, ricercatrice presso l’Istituto di Neurochirurgia dell’Università Cattolica di Roma, che coordina uno studio clinico randomizzato e controllato sull’efficacia della stimolazione della corteccia motoria, ha precisato che il Policlinico Gemelli ha un’esperienza ultraventennale nel trattamento dei disturbi neurologici dove ricerca e cura integrata hanno portato a lavorare insieme neurologi (Anna Rita Bentivoglio) e neurochirurghi su un progetto in corso per l’impianto di elettrodi per la stimolazione del cervello profondo senza l’applicazione del casco alla testa del paziente. Questo è possibile grazie alla neuronavigazione, un sofisticato sistema computerizzato in cui mappe cerebrali, immagini radiologiche del singolo paziente e dati morfologici reali dello stesso, guidano il chirurgo per raggiungere la ‘meta, cioè l’ area del cervello da stimolare.

Pietro Marzocca

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