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21 giugno 2011

A rischio anche le scuole pubbliche serali

Milano, Cagliari, Foggia e non solo. Il Ministero dell’istruzione sta lentamente procedendo alla chiusura di tutte le classi – meno quelle terminali – dei corsi serali. Il motivo è quello di dimensionare gli organici a livello provinciale e regionale. Tale gesto in realtà ha lo stesso sapore amarognolo delle (discutibili) scelte ministeriali alle quali la Gelmini e il suo apparato ci hanno abituato già da un po’. Ossia, un’altra manovra ideata al solo scopo di equilibrare gli inquadrabili conti pubblici.

Alle conseguenze negative invece sembra non aver pensato nessuno, oltre a chi le subirà di persona. Bisogna tener presente che i corsi serali finora soppressi dal Ministero sono corsi territoriali attivati in orari diversi da quelli diurni per favorire la frequentazione di adulti che, per motivi vari, non hanno avuto la possibilità di accedere agli studi da adolescenti.

Paradossalmente dunque, con la soppressione di tali corsi il Ministero dell’istruzione va a privare la sopracitata categoria di persone di un diritto essenziale: proprio quello all’istruzione.

In secondo luogo, la chiusura dei corsi serali comporta una diminuzione di posti di lavoro. In tal caso a pagarne le spese non saranno solo i docenti – tra i quali, i più fortunati manterranno il posto, anche se saranno trasferiti altrove, mentre i precari dovranno senz’altro abbandonare il mondo del lavoro – ma anche il personale ATA, gli assistenti tecnico-amministrativi, il cui numero dell’organico viene calcolato in base agli alunni frequentanti.

Marilena Grattacaso

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