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23 giugno 2011

L’Arabia apre un’università per sole donne

Da pochi giorni, nel Regno Saudita, le donne potranno studiare in un’università solo rigorosamente per loro. Nonostante cada l’ennesimo tabù, il Paese resta però ancorato a un forte sessismo.
Vado a scuola, all’università, al cinema, a teatro, esco con gli amici, conosco ragazzi. Nessuno giudica ciò che ho voglia di indossare, nessuno mi proibisce di studiare, fare sport, anche il calcio se mi va.
Siamo così solite considerarci sullo stesso piano degli uomini che quando ci parlano di segregazione e di annientamento dell’identità femminile in Medio Oriente quasi stentiamo a crederci. Eppure qualche giorno fa, mi sono ritrovata faccia a faccia con un articolo di giornale che ha destato la mia curiosità al riguardo.

Leggo:
Cade un altro tabù.
Nel Regno Saudita, da pochi giorni le donne potranno studiare in un’università solo rigorosamente per loro.

I capi dell’Arabia Saudita non hanno badato a spese: la nuova università, Princess Noura Abdulrahman di Riad, la più grande del mondo per sole donne, è costruita su centinaia di ettari, accoglie 52 mila studentesse che potranno scegliere tra 15 facoltà. Ci sono inoltre 32 laboratori, dormitori e un ospedale da 700 posti.
E anche una metropolitana interna (14 fermate) tutta italiana costruita dall’Atm con l’Ansaldo Sts.

Che lusso !! Verrebbe da dire.

In un Paese in cui lavora appena il 15 % delle donne che vantano ottimi curriculum, questa università rappresenterà una vera opportunità per aprire alle donne l’accesso a settori tipicamente dominati dagli uomini.

Ma, ahimè, c’è un però che non possiamo trascurare: le donne saudite non hanno tuttora diritto al voto, viene ancora proibito loro di prendere la patente, né possono uscire di casa senza un uomo che le accompagni.

Nonostante l’apertura della nuova università infatti, non è ancora chiaro se le nuove dottoresse potranno poi occupare ruoli chiave e lavorare per mettere in pratica quello che hanno studiato.

Uno scioccante paradosso dunque, che descrive un mondo che sembra restare paralizzato dietro un sessismo che non accenna ad arrendersi.

Nell’esagerazione tipica dei progetti arabi dunque, tutti contraddistinti da numeri da primati, resta irrisolto il nodo più importante, quello della condizione in cui versano le ragazze che si iscriveranno a questa università pubblica.

Margherita Teodori

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