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20 giugno 2011

Un Super Robot per studiare la Memoria

La simbiosi tra l’evoluzione umana e l’evoluzione robotica è una realtà tanto evidente quanto illuminante; ipostasi d’ideologie modernistiche e futuriste d’impronta globale.

Uomini Macchine e Robot

Uomini Macchine e Robot

I robot raffigurano l’ultima frontiera del processo plurisecolare di creazione dell’uomo artificiale, l’osmosi tra mente sintetica e corpo sintetico. Negli ultimi decenni stiamo assistendo alla prima vera fase di consumo di massa di marchingegni elettronici.

La crescente espansione dei robot nei vari settori societari è la conseguenza logicamente prevedibile di una sempre più evidente somiglianza con l’uomo, dovuta a ragioni cognitive ed emotive. E’ verosimile che in un futuro prossimo possano sorgere correnti di pensiero contrarie al recupero di una dimensione corporea e sensoriale, quindi alla creazione di robot sempre più simili alla logica comportamentale dell’uomo.

E’ possibile che la profezia sulla roboetica dello scrittore Isac Asimov si avveri. Al di là dell’etica vi sono cospicue ragioni utilitaristiche perché il settore dei robot continui ad espandersi e ad attrarre l’attenzione del mercato; tali ragioni albergano nella necessità di un progresso che sappia unire le esigenze di tutela del pianeta con i principi neoliberali dell’individuo.

La simbiosi tra l’evoluzione umana e l’evoluzione robotica è una realtà tanto evidente quanto illuminante; ipostasi d’ideologie modernistiche e futuriste d’impronta globale.

Un gruppo di ricercatori dell’Università britannica di Reading ha portato a termine un sensazionale esperimento: utilizzare un robot intelligente per studiare i meccanismi legati alla memoria.

E’ in grado di compiere autonomamente movimenti corporei, riconoscendo e schivando gli ostacoli. Non ha un’anima, ma è il primo robot al mondo ad esser dotato di cervello biologico. Gordon è un automa perfetto; il suo controllo non avviene mediante microchip di silicio, ma attraverso vere cellule nervose prelevate da topi e coltivate in laboratorio.

Il suo cervello è composto di circa 100mila cellule nervose munite all’interno di una matrice da 60 elettrodi in grado di registrare i segnali elettrici. Così, quando Gordon si avvicina ad un oggetto, le cellule trasmettono i segnali e il cervello pilota le ruote permettendogli di schivare l’ostacolo.

Secondo Kevin WarWick, ricercatore dell’Università di Reading:

“Si tratta di un risultato eclatante perché per la prima volta un cervello biologico impiantato in un corpo robotico è in grado di controllarne i movimenti. Questa ricerca ci renderà edotti delle ragioni che stanno alla base del funzionamento del cervello e potrà avere ripercussioni positive in molte aree della scienza e della medicina.

La speranza è di arrivare a studiare le cause del deterioramento mnemonico e magari di fare nuove scoperte su malattie come l’Alzheimer, il Parkinson o l’Ictus”.

Antonio Migliorino

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