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26 luglio 2011

La matematica si ama!

Le bambine sono brave in matematica solo se ne è convinta la mamma. Se questa pensa che i maschietti abbiano più dimestichezza con i numeri, la figlia otterrà punteggi inferiori anche del 15% rispetto alle coetanee le cui madri rigettano lo stereotipo.

Lo dimostra uno studio coordinato dall’università di Bologna e in corso di stampa sulla rivista Developmental Psychology dell’Associazione degli psicologi americani.

Del resto la parola matematica deriva dal greco μάθημα (máthema), traducibile con i termini “scienza”, “conoscenza” o “apprendimento”; μαθηματικός (mathematikós) significa “incline ad apprendere”. Ciò significa che in fondo la matematica si apprende, e la si apprende con impegno, studio e dedizione. Ma anche con una buona iniezione di fiducia da parte dei genitori (in special modo la mamma). Sostanzialmente è questo che vuole dimostrare lo studio suddetto.

Appena pensiamo allo stereotipo del “matematico” ci vengono in mente subito grandi personaggi come Einstein, Pitagora, Gauss, ecc. Tutti uomini, ma ciò non significa niente. Pensiamo per esempio a Margherita Hack: ha forse da invidiare qualcosa a qualcuno dei suoi colleghi maschietti? Assolutamente no.

Questo per dire che la matematica non ha un genere umano prediletto. La matematica si ama. E questo studio ci vuole far capire che per amarla al meglio, soprattutto quando si è bambini, una bella spinta può venire dalla fiducia che i genitori danno al figlio riguardo la sua capacità di apprenderla.

Voi direte: la scoperta dell’acqua calda! Non è così. La teoria fin quando non si trasforma in pratica rimane teoria. Nel senso che un conto è pensare una cosa, un altro conto è pensare una cosa avendo una base scientifica per pensarla.

Giampaolo Felli

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