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7 luglio 2011

L’università nelle mani di spietati hacker

Anche il mondo universitario finisce nelle mani di spietati hacker. La notizia, trapelata questa mattina, parla di ben diciotto atenei finiti tra le grinfie di spietati pirati del mondo web che hanno attaccato i portali delle università nel cuore della notte. Secondo le ultime dell’AgCom (Autorità per le garanzie nelle Telecomunicazioni) sembrerebbe che siano stati divulgati dati sensibili di migliaia di persone, tra studenti e docenti (come mail e codici fiscali). Si parla, inoltre, non solo di dati veri e propri, ma anche di password e login per gli accessi alle aree private.

Politecnico di Milano, la Bocconi, l’Università di Bologna, l’Università di Pavia, la Sapienza, l’Università di Torino e tanti altri gli atenei colpiti da questo assurdo attacco di pirateria che nel giro di poche è stato in grado di mettere in rete numerosissimi file scaricabili attraverso torrent Monova e filesharing Mediafire. E come tutti i crimini di un certo tipo è presto arrivata anche la rivendicazione diretta, leggibile sulle pagine di twitter, dall’account LulzStorm. Le testuali parole: “Questo è un grande giorno per tutti noi e uno pessimo per le università italiane i loro siti sono pieni di debolezze. Alcuni di loro pensano di essere sicuri (…) Voi, italiani, date tutti i dati a questi idioti? È uno scherzo? Cambiate le password, ragazzi. Cambiate il concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto diffondere molti più dati, avremmo potuto distruggere database e il vostro network. Eravate pronti a questo?“.

Prontamente i servizi di controllo e di indagine della polizia postale hanno iniziato le indagini sulla vicenda. Nel frattempo le diverse università si sono mobilitate per capire se fossero le dirette interessate, arginare il danno o comunque tentare ancora di proteggersi. L’Università della Biccocca si dichiara salva, rilevando che il proprio sistema di autenticazione è rimasto immune da qualsiasi violazione, eccezion fatta per il sito della Facoltà di Psicologia in quanto gestito in outsoursing. Lo stesso pare sia accaduto presso l’Università di Bologna che dichiara che c’è stata sì la violazione, ma pare che in realtà abbia interessato solo informazioni molto generiche concernenti la didattica (le stesse password carpite e decodificate dagli spietati hacker, in realtà non sarebbero neanche quelle istituzionali).

Dal Rettore Frati dell’Università La Sapienza arriva la nuova buona di un attacco che comunque c’è stato, ma che è stato respinto quasi in real time. Nel frattempo i guru del mondo informatico, nonostante le dichiarazione tranquillizzanti di rettori e università avvertono però che questa azione di pirateria non è cosa da poco e che la vicenda è da considerarsi di una certa gravità soprattutto se si pensa all’eventualità di una rivalsa degli studenti che vedendosi violati rispetto ai propri dati sensibili potrebbero chiedere un risarcimento danni.

La cosa più grave di cui oggi occorre preoccuparsi però è che la rivendicazione degli hacker pare annunciare un prosieguo negli attacchi al mondo universitario. Per la serie… il bello… deve ancora cominciare.

Pasqualina Scalea

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