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25 luglio 2011

Prestiti e finanziamenti per gli studenti

Insomma il quadro europeo appare estremamente vario e poco standardizzato ed anche il sistema italiano è sicuramente tra i più all’avanguardia ma risulta difficile capire come il Governo abbia intenzione di garantire la stessa erogazione di borse di studio, dopo aver effettuato una serie di tagli indiscriminati nel settore.Molti ricorderanno le decise proteste attuate dagli universitari inglesi lo scorso autunno, contro la riforma varata dal Governo Cameron, sfociate poi in violenti episodi. Data la coincidenza con la protesta degli studenti italiani, la situazione dei due paesi è stata largamente accomunata da una fetta di esperti e mass media, secondo la sempre discutibile filosofia del “mal comune mezzo gaudio”.

A più di sei mesi di distanza, però, è apparso netto e indiscutibile che i motivi per cui gli studenti sono scesi in piazza sono decisamente differenti e non accomunabili perché le riforme varate dai rispettivi governi stanno portando risultati divergenti.

Ad oggi il sistema universitario europeo sta percorrendo due strade in fatto di tasse e agevolazioni. Tasse alte ma con un forte sostegno ai meno abbienti attraverso prestiti agevolati e premi al merito; oppure rette di iscrizione basse con borse di studio per permettere ai meno abbienti (e ai più meritevoli), di mantenersi agli studi. Ossia, da una parte il modello anglosassone e dall’altra il modello adottato da Paesi quali Francia, Germania o Austria.

Iscriversi ad un’ università inglese, dunque, può essere ad oggi molto dispendioso a causa di rette che possono raggiungere anche le tremilatrecento sterline (quattromila euro circa) ma vede riconosciuti rimborsi o prestiti a tassi agevolati: per sostenere le spese si possono ottenere finanziamenti garantiti da restituire, una volta laureati, solo dopo aver trovato un lavoro con uno stipendio oltre le quindicimila sterline l’anno. Senza contare la possibilità di ottenere borse di studio, in base al reddito: ne esistono di due tipi, i “grant” e i “bursaries”, statali o gestite dalle singole università.

Ed è proprio qui che opererà maggiormente la riforma Cameron, che prevede un triplicarsi delle rette universitarie ma parallelamente garantisce un aumento dello stipendio minimo per restituire i prestiti, che si innalza a ventunomila sterline.

Totalmente diversi gli scenari dei maggiori Paesi continentali, con la Francia e la Germania apripista di un sistema che prevede tasse non superiori ai cinquecentocinquanta euro annui, ed un sistema di assegnazione delle borse di studio che può essere federale o di tipo centralista. In questo contesto, infine, è particolarmente degno di nota il caso dell’Austria che, rifacendosi al modello scandinavo, ha eliminato le rette dal 2009: i cittadini Ue non pagano, ma solo per la durata minima del corso più due semestri di tolleranza.

Insomma il quadro europeo appare estremamente vario e poco standardizzato ed anche il sistema italiano è sicuramente tra i più all’avanguardia ma risulta difficile capire come il Governo abbia intenzione di garantire la stessa erogazione di borse di studio, dopo aver effettuato una serie di tagli indiscriminati nel settore.

Arturo Catenacci

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