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25 agosto 2011

Aziende familiari: e se ci fossero cambi al vertice?

Cambi al vertice nelle aziende familiari? Nessun giovamento alla redditività prima di tre anni.

Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta da Alessandro Minichilli e Guido Corbetta, del Dipartimento di Management e Tecnologia dell’Sda Bocconi e Mattias Nordqvist, della Jonkoping International Business School.

Il lavoro dal titolo “CEO Succession, Organizational Context and Performance: A Socio-Emotional Wealth Perspective on Family Controlled Firms” ha analizzato le conseguenze dovute al cambio del top manager prendendo come riferimento una survey del 2008 sulle maggiori mille aziende familiari italiane per dimensione.

Delle mille aziende italiane il team di ricercatori ha preso come riferimento un campione di 161 aziende, quotate e non, tracciate nell’arco di dieci anni (dal ’98 al 2007) e considerando l’impatto sui risultati reddituali in termini di Roa (return on assets) e Roe (return on equity)

Dalla ricerca è quindi emerso che in queste aziende si registra un peggioramento sensibile della redditività nei tre anni immediatamente seguenti al cambio di Ceo.

Ovviamente la causa di questo peggioramento è dovuta soprattutto alle caratteristiche dei due leader che si avvicendano.

Infatti – secondo i ricercatori- la situazione migliore è quella in cui il top manager uscente è da molto tempo nella sua posizione, e il collega entrante è un esterno che non appartiene alla famiglia di controllo, in questo modo,– spiegano i ricercatori- ci sono vantaggi collegati alla sostituzione di un leader che probabilmente ha perso lo stimolo ad innovare e a rischiare, che si sommano a quelli che derivano dall’arrivo di risorse manageriali di talento, più orientate ad obiettivi finanziari e meno vincolate alla necessità di preservare i valori della famiglia.
In questo caso, dunque, prevalgono gli aspetti positivi, ma questo effetto può essere bilanciato negativamente, e quindi ridotto, ad esempio dalla presenza di un consiglio di amministrazione fortemente familiare
”.

In genere, il fatto che l’avvicendamento al vertice si ripercuota negativamente sui profitti viene legato alla difficoltà di trovare un successore in linea con il leader uscente. Lo studio invece –tendono a precisare- si basa sul cosiddetto Socio-Emotional Wealth, che prende in considerazione una serie di elementi sottostimati nel valutare questo tipo di aziende: il senso di appartenenza dei componenti familiari all’impresa, la possibilità di esercitare l’influenza della famiglia sulle decisioni aziendali e la continuazione nel tempo della dinastia familiare.
Tutti questi fattori determinano una conseguenza: le decisioni vengono affrontate con criteri che a volte vanno oltre la pura razionalità manageriale, prendendo in considerazione ad esempio l’impatto che possono avere sul patrimonio sociale ed emotivo della famiglia”
.

In questa prospettiva –concludono i ricercatori della Bocconi, Minichilli e Corbettal’impatto negativo del cambio di Ceo si spiega con la volontà della famiglia di porre enfasi, durante una transizione così delicata, sulla preservazione dei propri valori”.

Dora Della Sala

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