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23 agosto 2011

Ca’ Foscari conclude la decima campagna di scavo al largo di Grado

VENEZIA – Si è conclusa la campagna di scavo che fino alla fine di luglio ha impegnato un’equipe di 12 tra tecnici e archeologi guidati da Giancarlo Beltrame docente di Archeologia marittima del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Elevata la conservazione del relitto a 17 metri di profondità. Rinvenuto addirittura un lembo intatto di tessuto, probabilmente di una divisa. Recuperato un altro scheletro di uno dei componenti dell’equipaggio. Scoperta una nuova tecnica costruttiva per lo scafo: nel cantiere genovese che realizzò l’imbarcazione le cui costole furono affiancate una all’altra senza soluzione di continuità per tentare di ottenere una chiglia a prova di cannoneggiamento. Una tecnica sperimentale di cui non si conosceva l’esistenza.

Il Mercurio, che è la più antica nave con bandiera tricolore conosciuta, nella notte del 22 febbraio 1812 esplose forse perché colpito alla santabarbara dal brig inglese Weasel impegnato, assieme al vascello Victorius, nel combattimento contro la squadra italo fracese partita da Venezia di scorta al vascello da 74 cannoni Rivoli. Lo scontro è noto agli storici della marina come battaglia di Grado.

La scena è quella di una furibonda battaglia navale: le grida dei marinai che si mescolano agli ordini urlati dagli ufficiali, il correre concitato della ciurma sul ponte, il buio della notte squarciato dalla fiammate dei cannoni, le preghiere dell’equipaggio vicino alla morte e poi il colpo finale che centra il deposito delle munizioni e l’esplosione che spezza in due la nave, le onde nere che inghiottono i circa 400 uomini e infine il silenzio del mare che si richiude sopra di loro.

Duecento anni dopo, riaffiorano le testimonianze di quegli uomini e della loro vita di bordo. Sono quasi novecento gli oggetti finora recuperati: pezzi di artiglieria, armi portatili, armi bianche, else di spade, cannoni, ma anche oggetti personali come bottoni della giubba, acciarini, una pipa, calzature in cuoio e oggetti preziosi come anelli, catenine d’oro e pendagli di varie fogge. La maggior parte di questi reperti sono già stati restaurati, ma alcuni attendono che siano disponibili dei fondi per il loro consolidamento o per la semplice pulizia per evitare il completo degrado di questi resti.

“Si tratta di oggetti unici nel loro genere e conservati in maniera eccezionale – spiega il prof Beltrame – in quanto il Mercurio è uno dei contesti archeologici sottomarini meglio conservativi del Mediterraneo (paragonabile sono ai nordici Mary Rose e Vasa). Tra l’altro è unico anche per la conservazione di numerosi resti umani imprigionati a causa della dinamica dell’affondamento”.

«Con le risorse messe a disposizione dal Comune di Lignano e dalla Carigo abbiamo potuto organizzare delle mostre a pannelli con una piccola scelta di oggetti esposti – continua Beltrame – ma se ci fosse l’interesse da parte degli enti pubblici credo che il progetto meriterebbe un’esposizione di ampio respiro nella quale mostrare anche i resti umani ritrovati, oltre all’enorme quantità di oggetti di bordo che ricostruiscono la vita dei marinai dell’epoca».

LA STORIA DELLA SCOPERTA DEL MERCURE

Al largo di Punta Tagliamento, nell’aprile 2001, il peschereccio Albatros di Marano della famiglia Scala pescò un cannone di ferro ricoperto da concrezioni.

Immediate indagini strumentali e subacquee, effettuate nella zona del recupero, portarono al rinvenimento dei resti di un relitto di età moderna assieme ad altri cannoni simili.

Il restauro del pezzo di artiglieria permise di riconoscere nel manufatto una carronata, ossia un cannone a canna corta con cui erano armate molte navi agli inizi del XIX secolo. Grazie a questo e ad altri indizi fu possibile identificare il relitto come i resti del Mercure affondato durante la Battaglia di Grado combattuta nel 1812 tra un flotta italo-napoleonica, proveniente da Venezia, ed una della marina inglese, battaglia che fece naufragare il tentativo di Napoleone di scacciare la flotta britannica dalle acque dell’Adriatico.
LA NAVE

Si trattava di un brigantino da guerra con compiti di scorta, sorveglianza, collegamento o portadispacci, più veloce e munito di una velatura ampia. Era dotato di un unico ponte ed era ornato di sculture a poppa e a prua.

Lungo circa 32 m e largo circa 9 m, aveva un dislocamento di 400/450 tonnellate e poteva raggiungere la velocità di 9 nodi. Nel 1809 il Mercure fu ceduto al Regno Italico ed entrò nella divisione Venezia prendendo il nome di Mercurio. Al momento del naufragio, esso faceva parte di una piccola flotta italo-francese, composta per lo più da marinai romani, chioggiotti, triestini e dalmati. L’equipaggio era composto da 92 uomini, tra cui 5 ufficiali, capitanati dal tenente di vascello Palinicucchia o Palinucchia.

IL SITO

Il giacimento sottomarino, situato a circa sette miglia dalla costa di Grado, a 18 metri di profondità, è stato oggetto di numerose campagne di ricerca e scavo finanziate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università Ca’ Foscari in collaborazione con NAUSICAA).

Direttore dello scavo è sempre stato Carlo Beltrame che, dal 2004, è anche coordinatore del progetto.

IL RELITTO

La nave, nel corso dell’esplosione, deve essersi spezzata in almeno due tronconi. La poppa (zona B) è stata rinvenuta infatti a circa 100 metri da un lungo tratto di nave terminate con la ruota di prua (zona A).

La zona principale del relitto, appunto quella della prua, è costituita dai resti dell’opera viva insabbiata nel fondale in posizione di navigazione. Da questa zona provengono quattro carronate, due cannoni lunghi 2,5 metri, una petriera in bronzo ad avancarica, palle di cannone, un’ancora, un rampino da abbordaggio, numerosi resti di bozzelli di legno di varie dimensioni, bigotte, una piccola bitta, spezzoni di cime e gomene, ombrinali in piombo, chiavarde e chiodi in bronzo per la connessione dei vari elementi dello scafo, lande delle manovre, lingotti di ferro costituenti la zavorra ed altri oggetti in ferro non ancora identificati.

Non lontano dal relitto sono stati mappati e recuperati altri oggetti tra cui altre 4 carronate che vanno a sommarsi alle 4 rinvenute nella zona di prua.

Particolarmente interessanti i ritrovamenti di manufatti non direttamente collegabili alla nave ossia suppellettili di bordo, come vasi, brocche, piatti di ceramica e bottiglie di vetro nonché oggetti personali che ci offrono suggestivi spunti per ricostruire la vita a bordo di una nave militare dei primi dell’800.

Non mancano numerose testimonianze dell’equipaggiamento e dell’armamento personale costituite da bottoni di giubba, sciabole, pallini da moschetto, acciarini e armi da fuoco.

Uno degli aspetti più interessanti del giacimento è la presenza di resti di scheletri a cui si associa la maggior parte degli oggetti personali menzionati. Si tratta di almeno 4-5 individui con età oscillante tra i 18 e i 40 anni.

PERCHE’ IL MERCURE è IMPORTANTE

l giacimento del Mercure è importante perlomeno per i seguenti motivi:

1. è l’unico relitto noto di nave del Regno Italico;

2. è, ad oggi, il più antico relitto di nave battente bandiera tricolore;

3. ha partecipato ad una battaglia che, a causa della perdita del vascello Rivoli, al suo viaggio inaugurale, ha contribuito alla capitolazione del sogno imperiale di Napoleone;

4. i pezzi di artiglieria recuperati sono esemplari rari e di grande interesse per la storia dell’artiglieria navale;

5. la buona conservazione dello scafo permette di eseguire un importante studio analitico degli aspetti costruttivi dell’unico relitto brick delle acque italiane;

6. si tratta dell’unico ritrovamento di un elevato numero di scheletri in un relitto navale storico del Mediterraneo.

Stefano Tassone

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