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2 agosto 2011

Metamorfosi Globale del Diritto: In Memoria di Alfonso Catania

Quale posto occupa il diritto nel mondo contemporaneo? Con questa domanda, Alfonso Catania, docente di Filosofia del diritto presso l’Università degli studi di Salerno , recentemente scomparso, apre il suo saggio “Metamorfosi del Diritto”. Dubbi, timori ed aporie concettuali offrono agli studiosi del diritto, l’opportunità d’interrogarsi sul significato più recondito delle norme.

A partire dagli anni 80, nell’occidente industrializzato ma non solo, si è verificata una sorta di trasformazione giuridica, che ha assunto diverse nomenclature: decodificazione e deregulation. Lo svuotamento del giuridico è conseguenza logicamente prevedibile dell’indebolimento dello Stato.

Questi se da un lato rappresenta ancora l’acme della soggettività giuridica, dall’altro, a causa della crisi sorta negli anni ottanta, è costretto a subire l’espansione globale del potere economico. Così, prende vita un iperbato concettuale, un’inversione di tendenza, un rovesciamento del predominio della cultura giuridico- politica a favore del mercato e della sua logica.

Tutto questo accade in un’epoca politicamente “buona”, quella del Welfare, dei sussidi e del consenso sociale. Tuttavia, l’ascesa del mercato globale appare avulsa da qualsivoglia freno inibitore.

L’analisi storica di Catania è sintomatica: “ Molti anni fa, negli ottanta, quando la crisi del giuridico era appena all’orizzonte e si presentava soprattutto come crisi della statualità, mi era sembrato che fosse possibile leggere il fenomeno giuridico attraverso le categorie di norma e decisione, connesse tra loro dall’attività conoscitiva del riconoscimento.

Si trattava di continuare la tradizione kelseniana, rendendo lo strumento analitico e formale più duttile e vicino alla concretezza dei comportamenti attraverso la lettura haritiana del positivismo aperto alle istanze della società attiva”.

In queste parole è possibile scorgere il leitmotiv della sua filosofia; ergo, l’osmosi tra diritto positivo e realtà sociale, tra norma posta dallo Stato e “id quod prelumque accidit”. Attraverso un’analisi metodica dei fattori in gioco, l’autore tende a privilegiare la struttura relazionale della comunicazione – riconoscimento nel groviglio decisione-norma.

Per il filosofo, la relazionalità svela ogni arcano, e mostra come le radici del diritto affondino nella realtà sociale. “Che il diritto sia strumento e tecnica –scrive Catania- significa che serve scopi che emergono dalla realtà sociale. La natura strumentale non rende, però il diritto affatto nichilistico, ma piuttosto lo cala nelle lotte e nelle contese tra le parti”.

Tuttavia, questa visione strumentale del diritto non deve per nulla spaventare; semmai deve indurre a meditare su quanto sia realmente cambiato il mondo. Il processo di secolarizzazione tende a plasmare ogni fattore societario, trasformandolo, talvolta stravolgendolo, senza mai essere illogico. Il progresso è naturale, mentre il diritto è strumentale al progredire sociale.

“Panta rei os potamòs” recitava Eraclito ai piedi del Tempio di Artemide; tutto si trasforma e nulla si crea o si distrugge. Seppure esistesse un diritto naturale sgorgante dall’alba dei tempi, andrebbe riadattato alle moderne esigenze sociali e pertanto foggiato con lo scalpello del diritto positivo.

Soltanto il complesso di norme che va sotto il nome di Diritti dell’Uomo merita di essere ritenuto, per certi versi, etereo, quindi avulso da trasformazioni estreme e prive di senso.

“Oggi i diritti umani – afferma Catania – sono la faccia rassicurante del diritto. Continuamente rievocati, con il loro corteo di qualità illuministiche e sacre allo stesso tempo ( l’universalità, l’uguaglianza dei destinatari),

i diritti umani trascinano il diritto a svolgere il ruolo di confine non superabile, di progetto di emendazione e di salvezza, recuperando tanto la tradizione giusnaturalistica che sembrava accantonata, quanto una forma di positivismo che attraverso le norme costituzionali rappresenta una garanzia non aggirabile.”

Il diritto trae origine dalle istanze sociali al fine di porre rimedio ai limiti ed ai conflitti insiti nella realtà. L’autore tende a difendere il momento organizzativo del diritto. Tuttavia, i dubbi maturati all’ombra di un diritto sempre più pluralistico e globale, spingono Catania a chiedersi se il diritto sia ancora “lo strumento di elezione per organizzare la realtà sociale e le relazioni tra uomini e popoli”.

Da un lato la decodificazione, dall’altro la deregulation tessono, in simbiosi, una tela di Maya che rischia seriamente di mettere a repentaglio e d’indebolire il ruolo dello Stato.

In un simile vortice crepuscolare di decadenza dei valori, tra le dense nebbie del Kali Yuga, si profila uno scenario ancor più dolente: lo Stato è completamente in balia delle multinazionali e le norme diventano lo strumento per la realizzazione degli interessi di chi detiene il potere economico.

Da questa prospettiva si può scorgere la vera metamorfosi del diritto.

Antonio Migliorino

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